In Italia c’è una grande classe sociale sempre più invisibile e dimenticata, perché priva di alcuna rappresentanza: le piccole partite iva.

Si tratta di immenso mondo di lavoratori composto dalle più eterogenee categorie professionali: artigiani, commercianti, piccoli imprenditori, professionisti che fatturano poco al di sopra della soglia di sopravvivenza, devastati da un eccessivo peso fiscale e delusi da una classe politica che sembra disinteressata ad ascoltare le loro ragioni.

Si sente tanto parlare di cuneo fiscale, di lavoratori dipendenti, di pensionati. Tutto giusto e tutto condivisibile, ma tra le categorie più indifese, più colpite da un capitalismo sfrenato e da una competizione priva di regole, vanno considerate anche le piccole partite iva.

Non parliamo di grandi capitali, ma di quelle persone che hanno difficoltà anche ad arrivare a fine mese. Quelle persone che, a differenza di chi ha un contratto, fosse anche instabile e precario, non godono di alcuna tutela e né, hanno strumenti per far valere le loro ragioni e i loro diritti.

Si tratta di migliaia di lavoratori che non possono usufruire di permessi, malattie, infortuni, ferie, festività, e che autonomamente devono provvedere al versamento dei propri contributi, mediante casse, fondi e assicurazioni private, gestioni separate dell’INPS.

I dati ISTAT, a partire dal 2015, sono chiari: I più colpiti dalla crisi economica sono stati i titolari di partite iva e le rispettive famiglie. una partita Iva su 4 è finita sotto la soglia di povertà.

A dirlo è Confartigianato. Una crisi, quella delle aziende artigiane e lavoratori autonomi , che dura ormai da 10 anni. Tra il 2009 e il 2019, infatti, il numero complessivo è sceso di quasi 250.000 unità.

La crisi, il calo dei consumi, le tasse, la mancanza di credito e l’impennata delle imposte previdenziali altissime , sono le cause che hanno costretto molti lavoratori autonomi a cessare l’attività.

Il tanto decantato aumento delle partite iva del 2019 è tutto falso , sono le false partite Iva. Cioè quei dipendenti che non vengono più assunti come tali ma con regime di lavoratore autonomo.

Il Governo ed i governanti dovrebbe capire che la nuova classe operaia, il nuovo proletariato, è formato dal mondo delle piccole partite iva. Non possiamo consentire che gli unici ad occuparsi di questo tema siano solo alcune forze politiche , che pur di cavalcare l’onda del malcontento di questa categoria, arrivano a prospettare soluzioni di “mal governo”, al solo fine di della loro campagna elettorale, bisogna fare qualcosa di concreto .

Stare al fianco dei più deboli, significa avere coraggio e interpretare le necessità e le evoluzioni della società.

I governanti dovrebbero assolutamente prevedere misure e politiche di sostegno per questa nuova categoria di poveri. Si potrebbe per esempio pensare per le partite iva più piccole (stabilendo una soglia di fatturazione annua), a una detassazione totale per i primi 10-12 mila euro di fatturato, considerando questa soglia una sorta di minimo vitale , per le piccole attività al fine di favorire la loro sopravvivenza e quella delle loro famiglie.

E come dimenticarsi degli over 50 che perso il lavoro per colpa della grande crisi economica , e trovandosi privi dei requisiti minimi per andare in pensione , tentano invano di trovare una nuova occupazione e sarebbero disposti a fare di tutto , perchè Quando hai passato i 50 e ti trovi senza lavoro la carriera non conta , quel che conta è portare un pasto a tavola per te e i propri cari e non finire a fare il barbone .

Evandro Stefanoni