Giuseppe Crea - Giovanni Calisti - Mario Adduci

 

VITERBO – “Il percorso verso la ripresa è lento ma costante. Stiamo galleggiando un po’ meglio rispetto agli ultimi anni ma l’incertezza verso il futuro non è ancora totalmente superata”.

Questo è quanto emerge dall’indagine congiunturale sulle piccole e medie imprese del lazio relativa al II semestre del 2016 targata Federlazio Viterbo.

Ad illustrare, dati alla mano, i dati dello studio è stato il direttore Giuseppe Crea: “Una decisa accelerazione dell’export verso i Paesi Extra UE; la dinamica dei principali indicatori verso il segno “più”; le percentuali più elevate di opinioni convergenti sulla voce “Stabilità”; la complessiva tenuta dell’occupazione.

Il 2016 si è chiuso con una sostanziale conferma delle indicazioni positive emerse nella prima metà dell’anno, mettendo in luce come nel sistema delle piccole e medie imprese della provincia di Viterbo sia in atto un faticoso percorso di ripresa, lento ma costante.

Permangono, tuttavia, ancora aperte talune problematiche che impediscono di veder ristabilito tra gli imprenditori un clima di effettiva fiducia in ordine al superamento della crisi.

Le risposte fornite ai questionari proposti, provenienti da un campione di 350 aziende regionali aderenti alla federazione delle piccole e medie imprese, delle quali 46 della provincia di Viterbo hanno posto in evidenza come nel periodo luglio-dicembre si sia assistito ad una ulteriore conferma della ripresa della produzione, già delineata nelle precedenti quattro rilevazioni congiunturali.

Sostanzialmente confermati sul terreno positivo, anche i livelli del fatturato Interno: il 38,9% come nel primo semestre del 2016.

Contemporaneamente si attestano al 70% le risposte relative alla stabilità, ed a “zero” quelle circa la contrazione.

Le indicazioni raccolte sul livello dell’occupazione offrono anche a fine 2016 elementi di speranza per l’immediato futuro.

Sicuramente colpisce il dato relativo agli operatori che hanno dichiarato la stabilità dell’organico aziendale nel periodo luglio-dicembre scorso, che passa al 44,4%, rispetto al 27,8 del primo semestre.

Un trend positivo che trova ulteriore conferma nel calo di oltre il 5% delle risposte relative alla diminuzione del personale: passano dal 22,2% al 16,7%.

In flessione dell’11%, invece, il novero di coloro che dichiarano un incremento degli occupati: il 38,9%, rispetto al precedente 50%.

E’ pari al 47,1% la percentuale di imprese che ha dichiarato di aver effettuato investimenti nella seconda metà del 2016.

Si tratta di un risultato in progressivo aumento rispetto al 44,4% del primo semestre, ed al 28,6% di fine del 2015.

“L’insufficienza della domanda”, indicata nel 28% dei casi, appare invece in cima alla lista delle problematiche incontrate dalle piccole e medie imprese nel corso dell’ultimo semestre 2016, condizionandone negativamente l’attività.

L’indagine della Federlazio – conclude Crea – ha rilevato anche le previsioni a breve, in ordine alle aspettative delle PMI per il 1 ° semestre 2017. Le opinioni espresse sono risultate improntate ad una sostanziale fiducia che regna tra gli operatori, con delle aspettative positive relativamente a tutti gli indicatori”.

In mertio invece agli ammortizzatori sociali è intervenuto il responsabile del servizio sindacale Mario Adduci: “Rispetto ai due semestri precedenti continua a diminuire la percentuale di imprese che ha richiesto la Cassa Integrazione Guadagni: dal 15,6% del secondo semestre 2015 e dal 12,6% della prima parte dell’anno, si passa al 10,3%.

Tra queste, il 60% ha dichiarato di aver utilizzato la Cassa Integrazione Ordinaria, percentuale in attenuazione rispetto all’ 81,3% di sei mesi fa.

In aumento, sia pur contenuto, il ricorso alla CIG in deroga, che dal 12,5% dichiarato nel primo semestre 2016, sale a fine anno al 13,3%.

Si registra, invece, un deciso incremento del ricorso alla cassa Integrazione Straordinaria, che passa dal 6,3% della prima parte dell’anno, sale nel periodo luglio-dicembre al 26,7%”.

A concludere l’analisi dell’indagine è stato il presidente di Federlazio Viterbo, Giovanni Calisti, che ha colto l’occasione per sferrare un duro attacco alla Regione: “Archiviamo il 2016 – afferma Calisti – con molte conferme e qualche incertezza, tanto da poter affermare che il percorso di ripresa, intrapreso dalle nostre piccole e medie imprese, appare ancora lento e faticoso, anche se costante.

L’ultima indagine congiunturale evidenzia, rispetto alla prima metà dello scorso anno, elementi tendenzialmente più confortanti, che indubbiamente vanno accolti con positività, ma ancora incerti e poco consolidati.

Anche le indicazioni previsionali espresse dalle imprese per i primi sei mesi del 2017, sembrano caratterizzate da valutazioni sostanzialmente positive, da cui emerge una propensione ad investire, malgrado le condizioni generali di contesto evidentemente ancora non risultino così rassicuranti per le imprese, impegnate in uno straordinario sforzo di riposizionamento competitivo.

Ma da sole, certamente non possono.

In tale direzione ci pare opportuno ricordare che il 13 febbraio 2015 la Commissione Europea aveva approvato il POR FESR 2014-2020, il Programma operativo della Regione Lazio per la programmazione 2014-2020 dei Fondi FESR, il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. Si tratta di una serie di investimenti per ripartire e favorire la crescita, sostenere le piccole e medie imprese e creare nuovi posti di lavoro.

Per il conseguimento degli obiettivi sopra espressi, la Regione Lazio intendeva attivare un volume di risorse pari ad almeno 70 milioni di euro.

Federlazio, fedele alla propria mission consolidata nel corso degli anni ed in modo assolutamente gratuito, ha fattivamente collaborato alla redazione e sottomissione della Proposta di riposizionamento denominata “ARREDO CASA: SOLUZIONI PER IL BENESSERE” presentata in data 30/11/2015 a cui hanno aderito numerose imprese ed attori scientifici ed istituzionali come Università della Tuscia, Comune di Civita Castellana, Ance Lazio, Camera di Commercio di Viterbo e Università degli Studi di Tor Vergata).

Ma il bando ha completamente disatteso le legittime aspettative delle imprese del settore (in considerazione del progetto approvato) le cui esigenze non sono state assolutamente recepite.

Un riposizionamento competitivo non deriva infatti solo dalla creazione di nuovi prodotti ma anche dalla creazione di un processo produttivo più efficiente ed efficace mediante l’abbattimento delle diseconomie di produzione (tecniche ed economiche).

Sostanzialmente tutto è stato inserito in un grande calderone a cui è stato dato il nome di bioedilizia e smart building; ma tale contenitore è stato completamente svuotato dei concetti fondamentali di innovazione di design mentre per quanto riguarda la parte di innovazione tecnologica tutto è stato praticamente concentrato nel risparmio idrico e delle risorse naturali in genere.

E’ stato evidente che i tempi del bando non sono quelli del mercato e quindi sostanzialmente si sono persi 2 anni per la pubblicazione di un bando che alla fine si è dimostrato completamente non centrato alle esigenze reali.

Tutto questo ha portato alla mancata creazione delle auspicate aggregazioni. Il fare rete deve avere infatti uno scopo perdurante nel tempo e fondato su esigenze reali e condivise; la rete per prendere un contributo non crea presupposti di sviluppo duraturo.

Ciò non va letto come mancanza di esigenze da parte delle imprese o come indisponibilità delle stesse ad effettuare investimenti; infatti nello stesso periodo numerosi programmi di investimento sono stati avviati da parte delle imprese, le quali non hanno potuto presentare le richieste di contributo proprio per la non rispondenza alle reali esigenze dettagliatamente descritte nel progetto di riposizionamento “ARREDO CASA: SOLUZIONI PER IL BENESSERE”.

Proprio per questo si deve agire presto; il mercato non aspetta i tempi della burocrazia e non si possono perdere occasioni che aspettavamo da molti anni, mettendo a rischio le imprese, i posti di lavoro e l’intero sistema economico del Lazio.

Quanto sostenuto forma oggetto di un corposo documento che proprio oggi la Federlazio presenterà a Lazio Innova ed all’Assessore regionale allo Sviluppo Economico ed Attività produttive, Guido Fabiani.

L’obiettivo è quello di rimarcare come permangano ancora troppe criticità, con cui qualunque strategia di rilancio delle nostre piccole e medie imprese è costretta a fare i conti.

In primis una Unione Europea depotenziata dalle linee di frattura interne che la rendono incapace di esercitare quel ruolo propulsivo sulle economie nazionali di cui si avrebbe un grande bisogno. A questo si aggiunge un ulteriore elemento di incertezza per il sistema delle imprese, rappresentato dal nostro quadro politico nazionale.

Se il Governo dovrà impegnarsi non poco per approvare tutte quelle misure necessarie per rilanciare la nostra economia – dall’abbassamento della pressione fiscale sulle imprese alla riorganizzazione del mercato del lavoro, all’intervento sul sistema del credito, all’efficientamento e razionalizzazione della PA.

Un tema, quest’ultimo, su cui non ci stancheremo mai di intervenire.

Le nostre piccole e medie imprese hanno intrapreso un lento e difficile cammino di ripartenza; ma questo da solo non basta, in quanto non è unicamente il sistema produttivo privato che deve essere riorganizzato, attraverso l’innovazione tecnologica e gestionale, ma è anche l’apparato della Pubblica Amministrazione che deve essere riordinato con celerità ed energia.

Perché un sistema burocratico più snello, efficiente e meno opprimente, potrebbe supportare le PMI, sottraendo loro meno tempo e oneri finanziari, come purtroppo accade oggi. E questo è uno – forse il principale – dei gap che le separa dai competitori esteri”.

Commenta con il tuo account Facebook