VITERBO – Sala conferenze della Rocca Albornoz affollata come non mai di guide turistiche e appassionati d’arte per la seconda “lezione” del Seminario organizzato il 10 marzo dal Touring Club di Viterbo, guidato da Vincenzo Ceniti, in collaborazione con la Provincia, la Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale e l’associazione culturale “Historia”.

 

Si è parlato del “Parco dei Mostri” di Bomarzo, o meglio del “Sacro Bosco”, con lo studioso Antonio Rocca che ha tenuto una conferenza di alto spessore storico, artistico e filosofico sulle “ragioni” di questo spettacolare monumento cinquecentesco, una delle eccellenze della Tuscia Viterbese. L’ideatore, Pierfrancesco Orsini, come ha osservato Rocca, si è ispirato al “Teatro di memoria”, summa del sapere neoplatonico, un dispositivo commissionato dal re di Francia Francesco I a Giulio Camillo Delminio. Il lavoro di Camillo fu raccolto in un libro, “L’idea del teatro” (1550), che costituì la fonte logica e iconologica del Sacro Bosco. Il giardino di Vicino Orsini si configura pertanto come un “Teatro di memoria” disarticolato, infatti tutte le sculture del parco hanno un preciso riscontro nell’opera delminiana.

 

Se l’Orsini voleva stupire, c’è riuscito tanto che ogni figura pietrificata lascia attoniti e perplessi. “Ma la meraviglia, si sa, è l’emozione di chi non sa”. Pier Francesco è stato un personaggio di grande rango del suo tempo, tanto considerato che il card. Reginald Pole, durante il suo soggiorno a Viterbo quale legato del Patrimonio di San Pietro, gli dedicò nel 1541 una festa nel palazzo dei Papi.

 

Siamo nel periodo dei cosiddetti Spirituali al cui circolo aderirono anche Vittoria Colonna e lo stesso Pierfrancesco. La Chiesa è in pericolo ma non cade, così come fa intendere la “Casetta inclinata”. Il “Teatro” è un simbolo ma non un teatro vero e proprio, l’”Elefante” stringe tra la proboscide in atteggiamento “bonario” il figlio dell’Orsini, Orazio, perito nella battaglia di Lepanto, l’”Orco” esprime il vizio della crapula, tanto che nella grande bocca accoglie una tavola da mensa e così via per gli altri “Mostri” per ognuno dei quali c’è una spiegazione recondita.

 

Le guide presenti hanno molto apprezzato gli scenari storici e letterari descritti da Rocca e applaudito all’iniziativa del Touring Club che in tale circostanza ha manifestato la sua “mission” per la conoscenza dei tesori italiani. Prossimo appuntamento il 17 marzo con Barbara Aniello che parla della pittura parietale nelle chiese romaniche del Viterbese tra il XII e il XV sec.

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