I coltivatori vogliono stare nei Biodistretti

 

Non è possibile che chiunque si svegli la mattina possa decidere cosa si può o non si può fare nei campi agricoli!
Ci sono regole e leggi europee, regole e leggi nazionali e ci sono tavoli dove discutere, in confronto di tutti i soggetti coinvolti, di come attuare quelle norme, concretamente e operativamente, nei diversi territori.

Questo e lo scenario: da una parte ci sono sindaci che decidono di indossare la veste di ambientalista additando gli agricoltori come i responsabili dell’inquinamento di terreni e falde idriche, senza aver verificato se ne siano veramente loro la causa e non invece gli scarichi dei reflui dei centri da loro amministrati, perché privi di depuratori ovvero con depuratori fermi o mal funzionanti.

Dall’altra ci sono il Prefetto e la Provincia che hanno messo a punto un tavolo intorno al quale far dialogare tutti gli attori: sindaci, parti sociali, agricoltori per fare il punto della situazione e decidere quali siano le vie da percorrere, quale agricoltura fare nel rispetto delle leggi e tutelando l’ambiente e chi ci vive.

Questa seconda strada è quella che ci piace, – prosegue procuratrice del Comitato No Imu Agricola Daniela Piunti  – perché ascolta di più voci e perché considera il quadro normativo all’interno del quale ci si deve muovere.
Non crediamo ci siano agricoltori che siano “contro” il biologico, tanto per capirci!
Ma, nonostante la Tuscia sia più o meno vicina all’obiettivo europeo del 25% di territorio coltivato in biologico, esistono ancora problematiche grandi da affrontare affinché sia davvero possibile fare il bio senza però costringere i produttori a morire di fame e senza portare le aziende agricole a chiudere.

L’obiettivo è il biologico e il percorso per arrivarci deve essere un cammino condiviso, in cui ognuno faccia la sua parte: chi amministra, chi ricerca, chi produce.
L’Università deve lavorare sulle problematiche agronomiche concrete, vanno considerate le esperienze di altre Regioni e Province, vanno considerate le differenze tra colture e anche gli andamenti dei mercati.

Al di fuori di questi percorsi condivisi restano solo incertezze, prese di posizione mutevoli, contingenti e spesso contraddittorie, atti eclatanti ma vuoti, che fanno comodo solo a chi vuole strumentalizzare la questione, ergendosi, a parole, quale paladino dell’ambiente spinto da altri motivi di quelli di tutela, forse per ottenere consensi o maggior peso politico nell’ambito territoriale, forse per nascondere proprie mancanze e distogliere da questioni più spinose e gravi.

Ma questo fa parte del gioco politico cui non siamo interessati: un giochetto che porta a forzature da parte di chi sembra preoccupato solo di fare una bella figura e di trovare il capro espiatorio di turno, a costo di smentite (come avvenuto per il proclama che anche Civita Castellana avrebbe seguito la strada di Nepi, sconfessato dai diretti interessati).
Per questi motivi, noi agricoltori della Tuscia – aderenti al Comitato No Imu Agricola che è presente con diversi associati in tutta la provincia di Viterbo – sosteniamo lo sforzo che sta facendo la Provincia attraverso lo strumento del tavolo comune, già al lavoro per fissare regole e pratiche condivise.

Ed è per questo, essendo noi i primi ad essere interessati al biologico, che vogliamo che gli agricoltori siano presenti con le diverse associazioni di produttori e di categoria nella governance dei Biodistretti – come peraltro scritto negli statuti – proprio per essere protagonisti nel percorso che può portare a un biologico sostenibile.
Per far sì che il Biodistretto – organo quasi istituzionale dove siedono tutti i sindaci dei comuni aderenti – diventi punto di riferimento per noi agricoltori e per i cittadini, e non invece una entità che si limiti ad additare gli agricoltori come nemici dell’ambiente.
Ad esempio, in questo periodo di gravi incendi, si sarebbe potuto insieme al Biodistretto realizzare una rete di pozzi aziendali al servizio degli interventi antincendio.
Si potrebbero avviare insieme anche le sperimentazioni biologiche nella lotta ai parassiti, in particolare contro le mosche e le cimici della frutta, come da tempo si fa in altri distretti italiani.

Si potrebbero trovare modalità e pratiche sostenibili anche per il controllo della fauna selvatica, che ormai imperversa senza alcun controllo nei campi e nei centri cittadini.
Ecco, così potremmo insieme impegnarci per salvare il nostro prezioso e unico territorio, perché gli agricoltori, sia chiaro, non sono i nemici ma sono i primi interessati alla tutela dell’ambiente, alla conservazione in salute del terreno e delle acque, la nostra fonte di produzione e vita.