«Anche la FENEALUIL Viterbo – Rieti si accoda alle conclusioni ed alle perplessità che il Presidente dell’ANCE di Viterbo Andrea Belli ha espresso nel suo articolo sul completamento della Trasversale Orte – Civitavecchia.

La sentenza del Tar del Lazio, che ha rinviato la “palla” alla Corte di Giustizia Europea, – comunica Francesco Palese, il Segretario Generale, FENEALUIL Viterbo – Rieti – lascia l’amaro in bocca a tutti i lavoratori EDILI ed alle Imprese locali, che avrebbero potuto avere un’opportunità lavorativa nella fase conclusiva degli ultimi 17 km che separavano la speranza di sviluppo economico per la provincia di Viterbo e il collegamento tra Adriatico e Tirreno.

Aspettare quindi che la Corte di Giustizia Europea, faccia il suo corso, significa nella migliore delle ipotesi, segnare ancora anni per vedere completata quest’opera,

Noi non discutiamo né sulla sentenza, né su coloro che l’hanno indotta, né se doveva passare da un lato invece che dall’altro, a noi interessava che si concludesse una volta per tutte, in risposta allo sviluppo ed all’occupazione, che nella nostra provincia, se forse nessuno se ne è accorto, sta diventato giorno per giorno sempre più drammatica.

Gli “aggiustamenti” per soddisfare tutte le richieste pensiamo, si sarebbero trovati, se Associazioni, Istituzioni, Amministratori e Politici, avessero aperto un tavolo di dialogo prima.

Noi, non abbiamo paura di parlare, ma di farlo per i lavoratori e le loro famiglie, che oggi non sanno come tirare avanti nel menage familiare, non vogliamo la cementificazione a tutti i costi e siamo per il rispetto dell’ambiente, ma ci chiediamo, tutti questi soldi spesi fino ad oggi, costati a tutta la collettività, a cosa sono serviti?

Sono passati circa 60 anni dalla progettazione alle opere eseguite fino ad oggi alle porte di Monte Romano, quanti ne devono ancora passare? A cosa sono serviti?

I 470 milioni stanziati per il completamento, saranno ancora lì ad aspettare la sentenza della Corte di Giustizia Europea o prenderanno un altro indirizzo (siamo sicuri che sia così)?

Lo “scempio” come qualcuno dice, oggi è più evidente».