Ronciglione

Il degrado e l’inquinamento del lago di Vico come caso di studio nell’ambito del corso ECM (Educazione continua in medicina) su “ Sostenibilità ambientale e salute”, svoltosi a Roma dal 19 al 20 ottobre 2018.

«Si è svolto a Roma, organizzato dall’Ordine dei medici ed odontoiatri – OMCeO di Roma e Provincia, in collaborazione con l’Associazione medici per l’ambiente-Isde(International society of doctors for the environment), il corso sul tema “Sostenibilità ambientale e salute”.

Il corso, nell’ambito delle attività ECM (Educazione continua in medicina), – si legge nella nota Nota per la stampa a cura dell’Associazione medici per l’ambiente- Isde di Viterbo – ha voluto rispondere all’esigenza sempre più diffusa tra gli operatori sanitari, di avere una conoscenza più approfondita e dettagliata delle complesse dinamiche e relazioni ambiente-salute che sono, con sempre più evidenza, alla base dei meccanismi che determinano lo stato di malattia.

L’ambiente infatti nella sua accezione più completa e complessa,comprensiva di stili di vita, condizioni sociali ed economiche, è un determinante fondamentale per il benessere psicofisico e quindi per la salute delle persone e delle popolazioni.

Ormai è da lungo tempo che i medici sono testimoni delle drammatiche conseguenze che i danni ambientali provocano alla salute delle persone.

Ogni giorno nella pratica medica si constata l’aumento delle malattie cronico-degenerative, infiammatorie e neoplastiche, sempre più correlato, come da evidenze scientifiche, all’inquinamento inteso come trasformazione molecolare della qualità dell’aria, dell’acqua e delle catene alimentari.

L’incremento ormai “pandemico” di malattie endocrino-metaboliche (obesità, diabete 2, tireopatie, disturbi della sfera riprodutiva), immunomediate, del neuro sviluppo e neurodegenerative, oltre che cardiovascolari e neoplastiche potrebbe tradursi, secondo molti analisti, anche in una vera e propria crisi dei sistemi sociosanitari che solo una strategia di “prevenzione primaria” globale potrebbe ancora scongiurare.

I medici Gianni Ghirga, Mauro Mocci, Antonella Litta e Pasquale Milo hanno illustrato alcune delle principali problematiche ambientali e sanitarie correlate a particolari situazioni territoriali nella Regione Lazio e le attività di informazione, formazione, documentazione e studio che svolgono da oltre un decennio per conto dell’Isde.

La dottoressa Antonella Litta ha presentato la relazione “Alto Lazio: lo stato ecologico del lago di Vico. Un caso emblematico di inadeguata tutela delle risorse idriche e possibile rischio sanitario per le popolazioni”.

Nel corso del suo intervento la dottoressa Litta ha evidenziato quanto più volte segnalato alle competenti Istituzioni circa il degrado e l’inquinamento del lago di Vico e il possibile e connesso rischio sanitario per le popolazioni di Caprarola e Ronciglione.

I due Comuni infatti da questo lago attingono il quantitativo maggiore di acqua e da anni si susseguono ordinanze sindacali che ne vietano l’uso potabile.

Le cause, ha fatto notare la referente Isde, che verosimilmente sono state e continuano ad essere all’origine del degrado di questo importante ecosistema e bacino idrico, sono da porre in relazione:

– alle intense fioriture del cianobatterio Plankthotrix rubescens e delle altre specie di cianobatteri, fioriture favorite verosimilmente dall’uso ultradecennale di fertilizzanti e fitofarmaci nelle vaste aree coltivate a noccioleti in prossimità del lago;

– al possibile permanenza di scarichi fognari abusivi o non a norma sulle sponde e in prossimità del lago;

– alla possibile azione residua di inquinamento dovuta agli agenti contaminanti individuati nel sottosuolo del dismesso Magazzino Materiali di Difesa Nbc di Ronciglione, ubicato anch’esso in prossimità delle sponde del lago;

– a possibili attività illecite condotte all’interno e in prossimità della Riserva naturale.

La dottoressa Litta ha poi indicato alcuni interventi necessari ed urgenti, più volte segnalati alle competenti Istituzioni ed Autorità, per avviare il risanamento dell’ecosistema del lago di Vico e tutelare così la salute delle persone e in particolare dei bambini:

– cessazione immediata della captazione di acqua dal lago di Vico e contestuale reperimento di fonti alternative di approvvigionamento idrico;

– avvio in tempi rapidi di una drastica riduzione, fino alla completa abolizione, dell’uso di fitofarmaci in tutta la conca del lago di Vico con riconversione al biologico di tutte le attuali forme di coltivazioni agricole in essa presenti e netta riduzione dell’utilizzo di fertilizzanti;

– costante controllo e periodica verifica di tutti gli scarichi fognari delle utenze private e pubbliche poste in prossimità del lago;

– bonifica definitiva ed effettiva del deposito militare Nbc di Ronciglione;

– intensificazione dei controlli di tutte le attività notturne e diurne all’interno e in prossimità della Riserva regionale del lago di Vico;

– immediata installazione di impianti pilota per lo studio di una potabilizzazione extralacustre veramente efficace delle acque in relazione alle loro criticità e ricerca di nuove falde di captazione;

– costante e approfondito monitoraggio di tutte le sostanze tossiche e cancerogene che possono contaminare le acque destinate a consumo umano, la fauna e la flora lacustre;

– biomonitoraggio per contaminazione da sostanze inquinanti della fauna lacustre, della flora lacustre e in particolare per le piante di nocciolo coltivate in prossimità del lago;

– informazione ampia e diffusa ai cittadini, negli studi medici, nelle scuole, negli ambulatori della Asl e presso l’ospedale di Ronciglione;

– inizio immediato di un monitoraggio di lungo periodo relativo allo stato di salute delle persone e in particolare dei bambini;

– screening gratuiti per le popolazioni esposte al cosiddetto “effetto cocktail” determinato dall’esposizione contemporanea a più cancerogeni e sostanze tossiche presenti nelle acque del lago, anche se entro i limiti di legge, in particolare: cianobatteri, microcistine algali, arsenico, metalli pesanti e pesticidi.

Per un approfondimento di quanto illustrato dalla dottoressa Litta nel corso della sua relazione si rimanda al documento in allegato, presentato alla Prefettura di Viterbo il 21 maggio 2018».

 

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