La Tuscia è stata meta, fisica e simbolica, di molti scrittori e poeti, che nei paesaggi suggestivi di questa zona incantata hanno trovato motivo di ispirazione per le proprie opere e un rifugio per i propri pensieri ed emozioni; la bellezza ha stregato alcuni tra i maggiori intellettuali e scrittori della storia della letteratura, che hanno immortalato, nelle proprie opere, alcuni dei luoghi più suggestivi della Tuscia.

Tracciare un itinerario letterario nella Tuscia, dunque, seguendo le orme dei grandi, ci permette di scoprire i luoghi dell’anima di autori quali Dante, Goethe, Pirandello e Pasolini, un viaggio breve ma emozionante, che ci farà scoprire qualcosa in più sugli autori e i loro rapporto con quella regione che un tempo veniva chiamata Etruria.

Dante, la Commedia e la Tuscia

L’autore della Comedia, Dante Alighieri, uno dei poeti più famosi e importanti dell’umanità, simbolo dell’Italia nel mondo, fece numerosi riferimenti alla Tuscia nella sua opera più straordinaria.
Tra i personaggi citati dal poeta, troviamo San Bonaventura da Bagnoregio, in paradiso tra gli spiriti sapienti del IV cielo; il santo, che inizialmente non si presenta, prima pronuncia il panegirico di San Domenico, poi si scaglia contro i francescani degeneri, infine dichiara il proprio nome e presenta gli altri spiriti della seconda corona.

Nell’opera, poi, vengono citati episodi quali l’uccisione di Enrico di Cornovaglia, avvenuta per mano di Guido di Monfort nella Chiesa dei Gesù, a Viterbo, nel 1271. Non mancano neppure i papi che vissero a Viterbo nel periodo in cui divenne sede pontificia; come sappiamo, Dante era tutt’altro che indulgente con i papi che, a suo modo di vedere, non avevano onorato il proprio compito: Adriano V fu collocato tra gli avari e prodighi, Nicola III tra i simoniaci, Martino IV nel Purgatorio. Il papa portoghese Giovanni XXI, invece, viene collocato in paradiso, tra i sapienti, per via delle sue opere.

Goethe e il viaggio in Italia

Tra gli autori che hanno parlato della Tuscia, troviamo Johann Wolfgang von Goethe, uno dei più importanti letterati del periodo romantico, inventore del concetto di “letteratura mondiale”, intellettuale curioso, il cui interesse spaziava dalla letteratura alla scienza, dalla pittura ad ambiti come il gioco, caratteristica questa che condivideva con tanti altri letterati e personaggi famosi quali Tolstoj e Turgenev e che lo spinse a scrivere la poesia La vita è un gioco dell’oca.

L’autore de I dolori del giovane Werther e Le affinità elettive, nel suo Viaggio in Italia, narra della sua permanenza in diversi luoghi della Tuscia, dal Lago di Vico a Civita Castellana fino a Sutri, al Mitreo e alle necropoli.

Pirandello, il Cimino e i castagneti

Uno degli autori più importanti del Novecento italiano ed Europeo, Luigi Pirandello, prolifico romanziere e straordinario autore teatrale, soggiornò spesso a Soriano, dove si innamorò dei castagneti che celebrò nella poesia Pian della Britta. A Soriano, lo scrittore ambientò anche due novelle, Rondone e Rondinella e Tomassino ed il filo d’erba, pubblicate sul Corriere della Sera. Pirandello conobbe Soriano e la Tuscia grazie a Ernesto Monaci, suo mentore e professore di Filologia Romanza.
A perenne ricordo dell’amore di Pirandello per la Tuscia, nel 2004 l’artista Gianluca Bagliano ha realizzato un monumento in onore dello scrittore siciliano, collocato in Via Vittorio Emanuele III a Soriano.

La Torre di Chia, rifugio di Pasolini

Chiudiamo questo breve tour letterario nella Tuscia con Pier Paolo Pasolini, scrittore, poeta, regista tra i più geniali del ‘900 italiano, controverso, provocatore, lucidissimo intellettuale che seppe vedere al di là del contingente.

Pasolini amava tantissimo la Torre di Chia, ovvero il castello di Colle Casale, che si erge, per l’appunto, a Chia, frazione di Soriano del Cimino. Lo scrittore e regista conobbe la sua amata Torre di Chia nel 1963: si innamorò così tanto dei luoghi attorno al complesso che scelse di girare alcune scene del Vangelo secondo Matteo.

Nel 1970 Pasolini realizzò il suo desiderio di acquistare la Torre di Chia; fece progettare una piccola casa da collocare a ridosso della cinta muraria, una struttura non invasiva, integrata perfettamente nel paesaggio, con un’ampia vetrata e un padiglione per le proiezioni.
La casa divenne un rifugio in cui lo scrittore trovava riparo dalla confusione della città e lavorava alle sue opere; qui scrisse diverse delle sue Lettere luterane e il suo romanzo incompiuto, Petrolio. È del febbraio 2019 la proposta di creare un parco letterario intitolato a Pasolini nel comprensorio Chia-Soriano, come eterna testimonianza dell’amore dell’intellettuale per la Torre di Chia.

Pasolini amava così tanto la Tuscia viterbese che nel suo Uccellacci e Uccellini, film che vedeva tra i protagonisti anche Totò, troviamo alcune scene ambientate a Tuscania.