VITERBO – “Mi piace esprimere un’idea di quello che sta’ avvenendo fuori dal nostro territorio e di come tutto cio’ possa  avere eventuali ricadute, anche solo culturali, per non dire eventualmente  economiche su dove viviamo, come pensiamo e quale futuro prossimo aspettarci.

Per mia cultura personale sono pronto a costruire case e non muri ,  ma non mettiamo in croce Donald Trump: ricordiamoci che quel muro alla frontiera col Messico esisteva già .Vorrei valutare  i primissimi passi del nuovo inquilino della Casa Bianca. Premessa , chi lo attacca è in malafede, oppure ha scambiato per “sinistra”  la politica  degli ultimi anni , specialmente nei confronti esteri, dalle guerre alle politiche di import ed export , dei Clinton e di Obama. Il fermo ed il protezionismo dei prodotti italiani, il fagocitare delle nostre industrie, la delocalizzazione delle nostre fabbriche , la guerra con la svalutazione del dollaro sull’euro per    creare defaul della nostra economia ,fermato fortunatamente dal governatore Draghi con il Quantitative easing , docet.

Un paio di cose  Donald  le ha già fatte: «Intanto ha tolto di mezzo Jeb Bush, cioè la prosecuzione della narrazione del mondo in salsa terroristica. Inoltre,  ha  posto un leggero fermo all’espansione di potere della Cina, che è un colosso retto dalla nomenklatura di altri tempi  messa in piedi da culture  Kissingereriane. Il maggior risultato strategico del controverso Capitan Fracassa insediato a Washington sarà un “regalo” indiretto alla sinistra, quella vera, oggi ancora dormiente .Derivazione di una eventuale rinascita di  quest’ultima ormai dormiente , solo grazie al duro confronto con Trump . Solo dopo un confronto vero e realizzativo ,   potrà finalmente emergere una nuova dirigenza politica progressista, consapevole del fatto che , negli Stati Uniti  ed oltre oceano  – l’unica ideologia non ancora pienamente realizzata è proprio la democrazia. Parlo un po’ ispirato  alla politica keynesiana (lo Stato che investe, promuovendo benessere diffuso), ha abituato il suo pubblico a declinare gli scenari geopolitici tenendo conto del «back office del potere   utilizzando Fmi e Banca Mondiale, think-tanks ,  per imporre i loro diktat ai governi eletti. Tutto cio’ per svuotarli  di legittimità e riducendo la democrazia a mero esercizio elettorale.

Il tutto sempre più inutile, di fronte alla mancanza di vere alternative al pensiero unico neoliberista, che è fondato sull’austerity per tutti, tranne che per l’élite finanziaria. Dalla politica economica alla geopolitica, le strategie degli ultimi anni hanno imbastito un incubatrice di strategie del terrore che hanno alimentato paure diffuse iniziando dalle strategie del terrore da dopo l’11 Settembre alla  famigerata nascita  dell’Isis. A questo punto , la cittadinanza americana progressista , anti apparato , fuori dalle righe, bene a fatto  ad appoggiare Trump alle primarie repubblicane. Un gioco certamente spregiudicato, che ha però contribuito a togliere di mezzo quello che sarebbe stato un contenitore di vecchi politici e continuatore degli orrori , delle paure , della stategia del terrorismo psicologico ,  un insieme di fobie che hanno destabilizzato il pianeta negli ultimi anni ed oltre . Ci viene da pensare , ci sembra di notare  , oserei dire crediamo di vedere della “fabbricazione in vitro” della nuova Cina .Un  economia capitalista ma retta in modo autoritario dal partito unico: una firma  Kissingeriana , che pilotò la svolta del “fratello” Deng Xiaoping verso l’economia di mercato, sottoposta però al rigidissimo controllo del regime. Agli occhi del nuovo Presidente americano come si vestira’ la nuova dama , la novella Cina , e quali reazioni da parte del Donald .Vedremo che altro farà,  ma non processiamolo prima del tempo. Finirà per usare il suo nuovo potere per diventare ancora più ricco o altro ci riserba il suo comportamento da nuovo Leader della nazione piu’ importante sullo scenario mondiale ? Penso che ormai è calato nella parte dello statista, la “roba” se l’è lasciata alle spalle. Non vedo un problema staccarsi dalle sue aziende, forse meno difficile rispetto ai nostri leader Italiani , Trump sarà più libero di agire. Il nostro paese pero’ più che di un “Trump italiano”, di leader a destra ne sono pieni i cassetti ,  ha bisogno di un vero leader di sinistra, autenticamente liberalsocialista e di spessore, non certo come gli ultimi attori , pardon , le ultime comparse che hanno calcato le nostre passerelle . Uso un aggettivo improprio , giudico ,  vorrei dire che guardo, ma qualche atteggiamento debbo definirlo, e per questo uso l’attibuto in questione . Giudico prolifico  il dibattito in corso nel Pd, forse  fatta eccezione per  D’Alema, che governò con una spruzzatina di sinistra per abbellire il suo sostanziale neoliberismo di destra fondato sulle privatizzazioni, sulla scorta delle “terze vie” dei vari Clinton e Blair».

Aggiungo che merita attenzione chi oggi critica Renzi “da sinistra”, «purché si evitino certe ipocrisie: i supporter di Bersani votarono tutte le porcherie del governo Monti , comincino tali personaggi percio’  ad usare piu’ riflessione sui temi legati alla gente , alle piccole aziende, alle famiglie, ai giovani agli anziani , alla sanita’ la scuola, i trasporti e meno mani alzate nel rispetto di solo indicazioni di partito, perche’ e’ con l’intelligenza e la razionalita’ che si rifonda una nazione , non a correre e tirare le casacche ai vari politici di turno o alle ideologie in mano ai pochi che si dedermina l’uscita dal tunnel in cui ci siamo infognati negli ultimi 20 anni”.

Stefano Signori
Presidente Confartigianato Viterbo