VITERBO – Si è tenuto lo scorso 9 maggio, presso l’Oleificio Paolocci di Vetralla, un incontro per descrivere le attività di monitoraggio in corso e spiegare i rischi e la sintomatologia del Disseccamento rapido dell’olivo che ha colpito recentemente la Puglia. L’attività progettuale, che ha il supporto della Regione Lazio, è stata realizzata in virtù dell’accordo tra l’imprenditore agricolo Luigi Cimarello, titolare del Frantoio CIGO di Montefiascone e di importanti oliveti nella provincia di Viterbo; la Cooperativa tra Produttori Agricoli di Monteromano, che collabora monitorando numerosi ettari di oliveti, e il DAFNE dell’Università della Tuscia, in collaborazione con PhyDia srl, spin-off accademico/start-up innovativa nata nell’Unitus e riconosciuta dal servizio fitosanitario regionale e centrale per le attività di fitodiagnostica e di ricerca di parassiti da quarantena quali, per esempio, il batterio Xylella fastidiosa subsp. pauca, (Xfp) coinvolto nel CoDIRO.

 

“A fronte della situazione venutasi a creare in Puglia – riporta Giorgio Balestra, ricercatore del DAFNE – abbiamo sviluppato un’attività di monitoraggio e alcuni incontri per informare la filiera Olivicola/Olearia Regionale sulla problematica del Disseccamento Rapido dell’Olivo. Il tutto nell’ambito di uno specifico Progetto della Regione Lazio” ha aggiunto.

 

L’incontro del 9 maggio ha permesso di evidenziare come l’attività di monitoraggio sia particolarmente importante per chiarire le differenti alterazioni riscontrate nella nostra zona. Queste, infatti, sono riconducibili esclusivamente a stress di natura abiotica, ovvero carenze o eccessi idrici/nutrizionali, mentre alcuni seccumi di foglie o rami, che hanno sintomi simili a quelli riscontrabili in aree affette da CoDIRO in Puglia, non hanno nessuna relazione con questa fitopatia. Attualmente negli oliveti del Lazio, si evidenzia, pouttosto, una particolare diffusione e incidenza della patologia fungina nota come Occhio di pavone e, in alcuni casi, di un’altra di natura batterica, la Rogna dell’olivo.

 

Rispetto ai differenti parassiti oggi noti per essere coinvolti nel CoDIRO, sono state fornite indicazioni non solo di riconoscimento, ma anche d’intervento agronomico-colturale e fitosanitario da poter effettuare in un’ottica ecosostenibile, come è stato anche illustrato e discusso in merito alle azioni a oggi poste in atto dal Governo Nazionale, dal MIPAAF e dall’UE.

 

A livello nazionale, si tratta dell’unica attività progettuale pubblica specifica rispetto a Xfp, in corso al di fuori della Puglia. La rilevanza dell’olivicoltura nella Regione Lazio, con circa 10.000 ettari, è evidente e, per la prima volta in questa regione, con un’azione preventiva e coordinata, si sta operando al fine di rendere consapevoli gli attori dell’intera filiera, fornendo indicazioni appropriate rispetto a un’emergenza fitosanitaria. L’incontro è stato molto partecipato: olivicoltori, frantoiani delle differenti province, studenti dell’Ateneo della Tuscia, ricercatori di altri centri di ricerca regionali, al termine dei lavori hanno dato vita a una interessante discussione che ha visto il pubblico particolarmente partecipe.

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