Nella serata di domenica 25 luglio di quest’anno, come in altri anni in altri luoghi, a seguito degli incendi che hanno devastato intere aree della Sardegna è stato chiesto lo stato di calamità.

Il bilancio provvisorio è drammaticamente simile agli incendi delle altre estati: sono oltre 20mila gli ettari di terreno di pregio naturalistico bruciati, senza tenere conto che sono state evacuate dalle loro abitazioni 1500 sfollati; in campo circa 7500 persone tra cui sono inclusi carabinieri e polizia, protezione civile, vigili del fuoco e corpo forestale; sono 20 inoltre i mezzi aerei impiegati tra elicotteri e Canadair.

Il Presidente regionale Solinas è intervenuto come di prammatica: “Siamo impegnati a ricercare le cause ed i responsabili di questo disastro, oltre che a verificarne i margini per ristorare gli ingenti danni subiti dalle comunità colpite”.

Allora cosa c’è di sconcertante, di malato, di insopportabilmente colpevole, in questa ennesima cronaca di un disastro annunciato, come gli incendi di migliaia di ettari di boschi e di colture, la distruzione di flora e fauna autoctone, l’incenerimento di ambiente e paesaggio, stavolta per fortuna senza vittime??

Ma è la stupida ovvia prevedibilità dell’evento! La constatazione sempre a posteriori che nelle nostre torridi estati del riscaldamento globale, convergono interessi criminali legati al rimboschimento ed allo spegnimento degli incendi; interessi locali come quelli dei pastori in cerca di pascoli, fatalità, causalità, colposità.

Ogni volo di attingimento di acqua di un aereo Canad Air costa mediamente 800 euro, che va moltiplicato per quanti ne sono necessari e fattibili in un caso come questo sardo; la distruzione di boschi, ambienti, manufatti, quando non tocca ad interi centri abitati, ha costi indicibili; la ripresa di attività produttive agricole, artigianali o industriali altrettanto!

Si dice che per la Sardegna i danni ammontino a 3 miliardi di euro! Allora?

Perché non si vuole organizzare una prevenzione facilmente fattibile e già sperimentata di postazioni sul territorio di ogni Regione, con giovani assunti che segnalino l’insorgere dei primi focolai a centri ben equipaggiati d’intervento antincendio della Protezione civile?

E’ forse troppo semplice assumere giovani operatori per i tre mesi di rischio estivo, organizzarli in turni di vigilanza nelle aree più pregiate e più a rischio di dolo, di colpa, e mettiamoci pure, di fenomeni naturali? Oppure organizzare una rete capillare di video sorveglianza di quelle aree ed un numero adeguato di centrali di controllo H24?

E’ una questione di criminale sciatteria ormai insopportabile assistere ad ogni estate alla distruzione di ciò che abbiamo di più importante, il nostro ambiente naturale, affidato ad amministratori regionali e provinciali capaci soltanto di lamentele e denunce ex post.

Lo Stato assiste colpevole al disastro e corre ai dispendiosissimi ripari senza riuscire a capire che è con la prevenzione che questi si evitano; come è con la prevenzione del dissesto idrogeologico che si salvano le nostre comunità da alluvioni, frane e smottamenti; che è con prevenzione che i piccoli e piccolissimi Comuni possono essere gli attivi custodi del territorio, su progetto delle Province e delle Comunità Montane e su programmi e finanziamento regionali.

L’intera filiera istituzionale è coinvolta ma sino a che non ne ha coscienza e considera la prevenzione un lusso, i Piccoli Comuni una scomoda numerosità, le Province e le Comunità Montane enti inutili, e i costi delle loro funzioni degli sprechi da tagliare, continueremo a pagare dieci, cento volte in più dei loro bilanci, per riparazioni e compensazioni.

Per chi suona la campana?

Francesco Chiucchiurlotto