C’è ancora un alto livello di incertezza che circonda il COVID-19. Cosi, la nostra mente si aggrappa ad un appiglio e inizia a far viaggiare molto lontano la nostra immaginazione. Viaggia, viaggia, percorre km, percorre ore, attraversa strade, ponti, affronta battaglie, fino ad arrivare a scontrarsi con la realtà…E’ un sogno? O una premonizione? E cosi l’immaginazione ricomincia a correre senza guardarsi attorno imbattendosi nella paura.
Dopo questo scontro con la paura l’immaginazione chiede aiuto al controllo per non inciampare più. Controllando a fondo ciò che ci circonda ci sembra così di controllare il futuro, nascondendoci in una zona protetta, al riparo dal mondo. Ma quell’area di comfort si trasforma presto in una prigione: stiamo al sicuro ma senza essere liberi. Perché se dovessimo uscire chissà cosa ci potrebbe accadere, chissà quale guerra stavolta la nostra mente stanca dovrebbe affrontare…
E cosi rimaniamo rannicchiati in quell’angolino, dove a farci compagnia per la maggior parte del tempo ormai sono la paura e il nervosismo. Ogni tanto possiamo incontrare anche il senso di colpa quando cerchiamo di sfuggire da quella gabbia facendo viaggiare la nostra immaginazione sui binari del ritorno, del passato: se non avessimo agito in quel modo, se non avessimo incontrato quella persona, se fossimo stati più attenti, se fossimo stati più prudenti, “se”…
Passa il tempo e chi ci viene a trovare ogni tanto è anche il senso di impotenza. Vorremmo incontrare la speranza e la certezza ma dalla nostra finestra non le vediamo nitidamente, sembrano lontanissime da noi… Alla preoccupazione si possono associare spesso sintomi emotivi, come l’irritabilità; difficoltà cognitive, come ad esempio poca concentrazione o poca attenzione; e sintomi somatici, quali la sensazione di stanchezza, la tensione muscolare, l’alterazione del sonno e dell’alimentazione, e altri dolori fisici soggettivi.
Possiamo considerare l’ansia da Coronavirus come una fobia specifica. La fobia specifica solitamente può svilupparsi in seguito all’esposizione, diretta o indiretta, ad un evento traumatico. La fobia può generarsi anche in seguito alla trasmissione di informazioni sullo specifico argomento da parte di altri.
La persona si preoccupa, rimugina sulla pericolosità di quello che ha appreso e se viene presa dall’ansia può sviluppare una fobia specifica anche in questa condizione di “sentito dire”. L’ansia, o la fobia, connessa al caso specifico di Covid-19 può sfociare in paura di trovarsi in spazi ampi e affollati, oppure paura di uscire da certi luoghi considerati protetti; oppure può sfociare nel disturbo ossessivo-compulsivo dove la persona cercherà di placare la sua ansia attraverso la messa in atto di comportamenti specifici ripetitivi, come ad esempio l’eccessivo lavaggio delle mani, la ricerca persistente di informazioni, oppure la messa in atto di riti scaramantici.
L‘ansia è un’emozione normale che attiva l’organismo ad affrontare una situazione che riteniamo pericolosa. Grazie ad essa ci rendiamo conto meglio, in modo dettagliato, dell’ambiente che ci circonda, siamo in grado di decodificare i segnali di pericolo e trovare vie di fuga. In molti momenti della nostra vita questa risorsa ci è utile per affrontare le situazioni di rischio o migliorare le nostre prestazioni.
Parliamo di ansia patologica quando diventa eccessiva, ingiustificata o sproporzionata rispetto alle situazioni, a tal punto da incidere profondamente nella vita delle persone. Un primo passo per uscirne può essere la distinzione tra: ansia adattiva e ansia disadattiva. L’ansia adattiva ci spinge a mettere in atto comportamenti prudenti e protettivi per salvaguardarci (come ad esempio: mantenere la distanza di sicurezza, lavarci spesso le mani, usare la mascherina, rispettare le norme dettate dall’emergenza).
L’ansia disadattiva, invece, è un’ansia invasiva e dominante che coinvolge la nostra mente in pensieri negativi provocando angoscia e paura che ci distraggono e non aiutano a mettere in atto strategie funzionali. Quando ciò diventa invalidante, bisogna cercare di riportare l’ansia ai livelli di tolleranza permettendo una visione più realistica possibile.
Come si controlla l’ansia? La vorremmo tenere sotto controllo ma il volerla controllare la terrà ancora legata a noi… L’opportunità, invece, di discutere il proprio vissuto con uno Specialista (Psicologo Psicoterapeuta) farà si che si arrivi ad un’attenuazione dell’ansia, attraverso un percorso psicologico che ci aiuti a conoscerci, a liberare quella parte di Noi chiamata “Ansia” e a coltivare la resilienza di ognuno.
Importante per fronteggiare un’emergenza, come anche l’emergenza da Covid-19, dice Donald Altman, è il coltivare la propria resilienza. La resilienza è come un potente vaccino che protegge dagli ostacoli. Ci aiuta a: mantenere la calma per la regolazione emotiva; far chiarezza mentale per la soluzione di problemi; ottimizzare energia, motivazione e speranza; coltivare la serenità.
Dott.ssa Claudia Florea – Psicologa Psicoterapeuta Viterbo e Online
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