”Aspetta primavera Bandini”, (titolo originale: Whait until spring Bandini), è un romanzo del 1938 di John Volpe, americano figlio di immigrati, non naufraghi, italiani, scrittore di nicchia, che se lo leggi appena un poco, continui a leggere tutto ciò che ha scritto; provare per credere.

Si narra di un inverno in cui Svevo Bandini, padre di Arturo, alias John Fante, e voce narrante nel romanzo, è un muratore in cerca di un riscatto sociale che non riesce a cogliere, se non abbandonando la famiglia per le lenzuola ricamate di una ricca vedova.

Ma a primavera, sia per orgoglio e nostalgia, che per noia degli agi da ricco parvenu mantenuto, rientra in famiglia come niente gli fosse successo e riprende il filo del suo destino.

Mi è venuto in mente questo romanzo perché ad ogni piè sospinto leggo e sento il tormentone sul Partito Democratico che, incredibilmente, per elaborare il luttuoso evento della sconfitta elettorale intende arrivare al redde rationem addirittura a marzo prossimo.

Aspettando la primavera sembra intanto non succedere niente; certo, le due scadenze regionali, Lazio e Lombardia sono importanti ed hanno suscitato un dibattito non banale che racchiude un busillis centrale e decisivo, certo non il solo, che riguarda l’identità del PD: altro tormentone sul quale non si riesce a mettere il punto dopo una parola definitiva.

Si oscilla tra una orgogliosa ed identitaria presa di distanza da Letizia Moratti per le regionali lombarde, ed una flebile e poco identitaria acquiescenza per Carlo Calenda che indica il candidato ad un altro partito, il PD, negandogli anche la possibilità del suo statutario sistema di primarie.

C’è una ragione per questo comportamento? E’ nella natura di questo partito o nella contingenza politica attuale?

La risposta alle due domande la trovo nell’analisi che proverò a svolgere.

L’amalgama tra due culture e due ceti politici derivati dai cascami DC e PCI, non è riuscita e ci si è accorti di ciò quasi subito, e quindi l’alternativa si è allora posta tra riavvolgere la pellicola o continuare a proiettare il film.

Non c’è spirito più forte in politica della conservazione delle proprie posizioni in qualsiasi modo acquisite; e la storia di quest’ultimo ventennio è stata molto generosa con il PD, facendolo governare al di là di ogni pur deludente risultato elettorale.

Quindi ogni tipo di chiarimento, di sintesi dialettica, di “rigenerazione” è stata rimandata sino alla botta della merla; ma attenzione il PD è vero ha perduto le elezioni, ma la sua classe dirigente invece le elezioni le ha vinte: eccoli, sono tutti in Parlamento! dalle prime file correntizie, alle secondedi collegamento sui territori, alle terze degli intellettuali, tra i quali va sottolineata la IV legislatura di Gianni Cuperlo, a proposito di idee nuove e di spazio ai giovani (non ho potuto non dirlo).

Che vuol dire tutto ciò se non, anche, una scelta di conservazione saggia e lungimirante che attraverso un ceto politico rimasto intatto consenta, come a Svevo Bandini, di tornare in campo a primavera come se, mutate profondamente le condizioni politiche, nulla di irreparabile fosse successo?

Certo sullo sfondo c’è anche la “Sindrome del Partito Socialista Francese”, oggi ridotto al lumicino, ma perché non scommettere sulla immarcescibile, cinica, solida esperienza dei due più importanti partiti della Prima Repubblica?

Francesco Chiucchiurlotto

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