Sessant’anni fa due sorelle, Angela e Luciana Giussani, creavano una casa editrice minuscola ed originale, la Editrice Astorina, che iniziò a pubblicare le avventure di un personaggio destinato ad un grande successo, ma anche ad infrangere le regole perbeniste e piccolo borghesi all’epoca imperanti, che oggi definiremmo politicamente corrette, con Diabolik, “Il Re del terrore”, dal titolo del primo fumetto in edicola.

Il successo non fu immediato, tanto che le “sorelle terribili” all’inizio giravano le edicole di Milano con un borsone pieno dei libricini dal formato inusitato, dell’uomo in calzamaglia nera e dallo sguardo terrificante ed assassino, proponendone la vendita e l’esposizione in evidenza tra i romanzi d’appendice ed i fumetti dell’epoca, L’Intrepido, il Monello, Capitan Miki, Akim, Tiramolla, Topolino.

La novità era dirompente perché non si era mai visto che il male trionfasse sul bene, rappresentato da un segaligno dai capelli a spazzola, come l’Ispettore Ginko; addirittura il misterioso criminale Diabolik aveva sedotto e reso complice delle sue avventure nefaste una Lady, Eva Kant, stregata dai suoi occhi, che pare avesse nella casa editrice un apposito disegnatore, solo per quelli.

Il successo fu travolgente non solo nelle vendite ma anche nella creazione di un genere, sul tipo dei feuilleton francesi di fine ottocento, con tutte le case editrici che si misero a creare fumetti simili,  una sorta di pulp fiction, con criminali, assassini, super ladri ed omicidi, con un solo segno distintivo comune, la K; un fattore K ante litteram che contraddistingueva non il limite e l’esclusione come in quella di Ronchey, ma appunto il successo di una formula.

Seguì Satanik, la versione femminile di Diabolik, Kriminal, Demoniak, Sadik, Cattivik ecc.

Oggi possiamo cogliere qualche analogia tra quel periodo e quei personaggi con il patto che pare leghi, non si sa sino a quando, Carlo Calenda e Matteo Renzi, in qualche modo un Calendrenzik, rappresentante del politicamente scorretto della politica italiana, beffardi violatori di patti e condizioni, ed al contempo scintillanti epigoni di prospettive brillanti  e sorti “magnifiche e progressive” legate ad un fantomatico terzo polo, che si fa centro politico dirimente e decisivo per le sorti del paese.

Gli ingredienti del feuilleton ci sono tutti: la sorpresa, la vittima, il finale incerto ed indecifrabile, almeno sino al 26 settembre, che si arricchisce del pathos derivante dall’aver rotto lo schema della destra trionfante che mai ha potuto misurarsi con la sfida del governo, e della percezione diffusa del “proviamo anche questa!”

Poi quello della sinistra in stato confusionale, smarrita in un campo talmente largo da non scorgere la porta in cui infilare i goal della vittoria, né il goleador, ammesso che ce ne sia.

Naturalmente l’accredito del 2 o 3 % dato ad entrambi uti singuli, la dice lunga sulla bontà dell’operazione, ma va a sapere se, come per le sorelle Giussani con Diabolik, il fascino del male, della scorrettezza e della scorribanda, non rappresenti quella novità da seguire ed approvare, insomma da votare, come per esempio oggi i sondaggi assegnano a Giorgia Meloni, con o senza cipria, ma sicuramente con tanta determinazione e coerenza.

Speriamo almeno che Calendrenzik scuota il torpore della metà del nostro elettorato che se ne frega delle elezioni e partecipi al voto se non altro per vedere come a va a finire.

Francesco Chiucchiurlotto

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