L’emergenza coronavirus lega a sé un’altra emergenza socio-sanitaria, quella relativa alla violenza sulle donne. L’hashtag #iorestoacasa è diventato prioritario in questo particolare periodo di emergenza sanitaria che stiamo attraversando.

Stare a casa è al tempo stesso un diritto e un dovere per noi stessi e per gli altri, per sconfiggere il nemico coronavirus. Ciò però può far scaturire un altro grave problema che sta emergendo come effetto delle restrizioni imposte per contenere il coronavirus: la violenza domestica, la violenza sulle donne.

È stato chiesto ai cittadini di rimanere in casa per far fronte all’emergenza, ma le mura domestiche non rappresentano per tutti un luogo sicuro. Così, le vittime di abusi, in questo momento rischiano due volte: il contagio e la violenza maschile.

In relazione al fenomeno della violenza sulle donne vorrei soffermarmi a riflettere sull’origine dell’aggressività. A suo tempo Freud introdusse il concetto di Thanatos – “pulsione di morte”, definendola come una parte istintuale della psiche umana, in contrasto con Eros – “pulsione di vita”: vita o morte, unione o distruzione. Questi due estremi fanno parte di noi, ma in quale misura è un equilibrio soggettivo. L’aggressività è quindi un’energia vitale, il cui scopo sarebbe quello di spronarci, migliorarci e risaltare con ambizione.

Il groviglio che si va a formare in alcune coppie credo sia proprio il contrasto tra Eros e Thanatos non equilibrato: se da una parte prevale un’istanza mentre dall’altra parte predomina la parte opposta, la parta più forte, che può essere quella aggressiva, avrà campo libero per imporsi. Ecco che cosi alcuni uomini trovandosi di fronte “donne che amano troppo”, donne che hanno il bisogno di amare troppo, donne che credono che per essere amate devono amare senza misure, si sentono nei loro confronti dei Re Padroni, liberi di pretendere “amore”, o almeno quello che credono sia amore, ad ogni costo, con ogni mezzo.

Come mai in alcune donne vi è un Eros tale che ne siano sopraffate, tale che faccia si che si che la loro posizione preferita sia l’ombra? Ciò può essere dovuto al riconoscimento, nell’età adulta, di un comportamento a loro familiare e al desiderio di riuscire finalmente a dominare tali atmosfere familiari che in passato non sono state in grado di cavalcare.

Cosa è invece che scatena la parte Thanatos in un uomo? Il riscatto alla sofferenza subita. Mentre da una parte si cerca di superare certi vissuti di sofferenza sacrificandosi, annullandosi, diventando invisibili; dall’altra parte per soccombere certi ricordi si sente la necessità di dominarli, di mostrarsi più forti.

L’incontro di queste due personalità andrà a formare una coppia Eros vs Thanatos. Ieri era una richiesta, oggi è una pretesa, domani sarà un obbligo. Ieri era una precisazione, oggi è un insulto, domani sarà nei migliore dei casi solo uno schiaffo. Al contrario dei maltrattamenti fisici, che sono facilmente riconoscibili, la violenza psicologica è invisibile, tuttavia tremenda lo stesso.

Nella maggior parte dei casi tutto ciò avviene tra le mura di casa, tra quelle quattro mura che d’istinto consideriamo “protezione”. La convivenza forzata di questo periodo può essere pericolosa sul fronte della violenza domestica. Il rapporto violento esisteva anche prima della quarantena coronavirus. Con la convivenza prolungata può però essersi accentuato.

L’isolamento, la convivenza forzata e l’instabilità socio-economica in questo periodo, possono comportare per le donne e i loro figli il rischio di una maggior esposizione alla violenza domestica e assistita. Il vero ostacolo è il muro di silenzio. Senso di colpa, paura, vergogna o incapacità di riconoscere un abuso, e mancanza di sostegno esterno, sono i principali motivi che spingono le vittime a non parlare.

Sono molteplici le motivazioni alla base della mancata ribellione della donna. In particolare da una recente ricerca Istat è emerso che le donne non denunciano perché: hanno imparato a gestire la situazione da sole (39,6%); il fatto non sarebbe grave (31,6%); per paura (10,1%); per un senso di vergogna e il timore di non essere credute (7,1%); per sfiducia nelle forze dell’ordine (5,9%); in ultimo per il troppo amore verso il partner (13,8%).

Da quando è iniziata la quarantena da Coronavirus, però, si è potuto notare come queste o altre motivazioni si siano accentuate prepotentemente. Si è registrato un calo delle denunce e delle telefonate al 1522. Dai dati del Telefono Rosa emerge che le telefonate nell’arco della quarantena sono diminuite del circa 55%.

Come mai? Perché? Leggendo il libro di Robin Norwood, si può ipotizzare che dietro ci sia anche un bisogno “inconscio” di sopportare e supportare il partner soprattutto in questo difficile periodo del coronavirus? Stiamo attraversando un periodo difficile, anche il partner lo sta attraversando, la vittima quindi potrebbe giustificarlo se non farsene carico. Ma se ci si sente in dovere di prenderci cura dell’altro non sarebbe lecito sentirci in dovere anche di proteggere la propria persona? Può una Regina liberarsi da questa gabbia nella quale si è ritrovata a vivere? Si, nonostante si possa sentire talmente fragile da dimenticarsi di essere in primis preziosa. Si, sia andando a lavorare su se stessa, rinforzando anche la parte Thanatos, per rispolverare la sua forza interiore riscoprendo cosi il proprio valore; e sia andando a lavorare con il partner affinché lui possa giungere ad una stabilità interiore attraverso una gestione equilibrata delle proprie istanze psichiche.

Si ama per ammirazione ma certe volte si può amare anche per paura. Inoltre in una situazione di pericolo costante è anche difficile chiedere aiuto: come telefonare alle forze dell’ordine o ai centri antiviolenza se chi commette abusi è sempre nell’altra stanza? Per questo la polizia ha trovato un’altra strada: l’app YouPol. In queste settimane di emergenza dovuta al coronavirus dobbiamo rimanere a casa ma le istituzioni continuano ad essere al fianco delle donne. Per superare la paura e per non subire le donne devono ricordarsi che non sono sole.

Dott.ssa Claudia Florea – Psicologa

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