Le istituzioni europee sono cinque:
1. Consiglio Europeo, composto da capi di stato e di governo dei 27 stati membri che decide gli orientamenti generali, quindi è l’organo decisorio per eccellenza; ne elegge il Presidente che dura in carica 6 mesi.
2. Consiglio dei Ministri, organo legislativo, insieme al Parlamento, si riunisce di volta in volta su temi specifici con i ministri specifici.
3. Commissione Europea, i suoi 27 membri durano in carica 5 anni, indipendentemente dalle sorti dei rispettivi governi, (vedi Mogherini) ed ha funzioni esecutive di vigilanza, controllo e di iniziativa legislativa.
4. Parlamento Europeo, eletto ogni 5 anni a suffragio universale proporzionale, conta 732 membri suddivisi in gruppi politici; ha poteri codecisionali con il Consiglio dei Ministri su alcune materie e consultivi con la Commissione; di controllo sulla Commissione ed il Consiglio dei ministri; si riunisce a Strasburgo ogni mese.
5. Corte di Giustizia, con sede a Lussemburgo, composta da 27 giudici, ma funziona con 13 e risolve controversie tra stati ed UE e tra stati e cittadini che vi ricorrono come ultima istanza.

Per non farsi mancare niente ci sono atri 5 organi, alcuni importanti come la Banca Centrale Europea con sede a Francoforte o la Corte dei Conti, ed altri puramente consultivi come il Comitato delle Regioni ed il Comitato Economico Sociale ed il Mediatore Europeo.

Tutta questa complessa costruzione, (970 miliardi di euro l’anno) fatta da plutoburocrazie inamovibili, certosine regolamentazioni del niente, spartizione decentrata ai più forti, e come dice autorevolmente Sergio Rizzo, “sprechi necessari” diffusi, come le due sedi per il Parlamento Europeo, Bruxelles-Strasburgo, serve a non farci la guerra, ad evitare che i conflitti ideologici, economici, commerciali, sfocino in sangue e rovine.

L’Europa in due guerre mondiali si è politicamente suicidata; l’asse del mondo si è spostato irreversibilmente ad est: ”L’oriente è rosso”, recitava l’inno cinese che noi giovani universitari ascoltavamo dalle Guardie Rosse e dal gruppuscolo di Servire il Popolo.

La solita eterogenesi dei fini ci ha portato dalla rivoluzione proletaria al turbocapitalismo cinese ed indiano, che è frutto della cultura europea e non certo asiatica, od orientale; siamo noi occidentali ad aver determinato la globalizzazione che ci sta impoverendo, indebolendo, vincendo.

Se pensiamo che l’attuale argine è costituito da un certo Donald John Trump, non c’è da stare allegri; allora che peso avrà il voto di maggio per rinnovare il Parlamento Europeo?
Certo il sovranismo, il gruppo di Visegrad (Polonia, Cekia, Sovacchia, Ungheria), il populismo incalzante, possono sembrare una minaccia, ma a cosa? Ad una Europa che non riesce neanche a farsi carico di 47 migranti su una nave ONG?

La posta in gioco è talmente bassa che mi vengono in mente gli slogan del 1977: ”Potere dromedario, godimento studentesco”, che mutuavano dal ‘68 i più paludati “Potere proletario, movimento studentesco.”; per Lotta Continua poi, Servire il Popolo” era “Servire il Pollo”. Credo che un po’ di sana ironia ancora una volta ci salverà”

Francesco Chiucchiurlotto