Moto d'acqua

Riassunto della puntata precedente: Don Francesco Occhetta, gesuita e molto altro, presenta ad Orvieto un suo saggio: Riscostruiamo la politica – orientarsi nel tempo dei populismi- , in cui nella prima parte enuclea 10 cause che hanno portato un po’ ovunque a questo fenomeno.

  • Superamento delle culture di destra e di sinistra – 2) Percezione di un nord ed un sud nazionale ed europeo – 3) Disintermediazione dei corpi sociopolitici – 4) Comunicazione che passa da logos a pathos – 5) Politica messianica e salvifica – 6) Delegittimazione delle istituzioni – 7) Tecnocrazia applicata – 8) Antipolitica diffusa – 9) Democratizzazione diretta – 10) Leaderismo esasperato.

Nella seconda parte del volume offre un generoso tentativo di indicare le soluzioni per contrastare e superare un fenomeno che storicamente non ha mai portato bene a quel popolo cui esso si ispira.

Ma c’è nel decalogo (trattandosi di un religioso non poteva essere altrimenti), una intuizione che di per sè già costituisce una prima formidabile risposta: trattare la comunicazione non dal versante del logos, cioè della ragione argomentata, dimostrata, confrontata, ma da quello del pathos, cioè dell’emozione, della reiterazione assuefacente, del sentimento più corrivo ed elementare.

Allora ecco un esempio recente ed eclatante: il Salvini che intervenendo al Senato sulla sua messa in stato d’accusa, cita il messaggio dei figli: “Forza papà!!”, come straziante premura di fragile prole cui si vuole strappare un riferimento essenziale (della madre non si sa nulla) e corroborante, come quello paterno.

“Forza papà!!” ??? – ma non aveva detto quando il suo rampollo sfidava i flutti marini a bordo di una moto d’acuqa della Polizia, che si dovevano tenere fuori i figli dalla politica? O che non avrebbe mai discusso, risposto o giustificato alcunchè su temi che coinvolgessero dei figli, notoriamente “pezz ‘e core” ???

Ecco allora che il terreno sul quale contrastare il populismo non è il logos, chè in quegli ambienti non frega niente a nessuno di riflettere, studiare, approfondire; ma il pathos, l’ironia, la satira, lo sberleffo.

L’ala sinistra dello schieramento senatorio doveva sanzionare quel richiamo fasullo come le coroncine ed il presepe, esibiti nei riti oceanici, anche mancando di rispetto all’aula doveva indirizzare un corale : “Sceeemoo, sceeemooo!!” al suo indirizzo, perché quando è troppo è troppo!

Gli antidoti ai populismi che Don Occhetta indica sono precisi ed importanti anche se di prospettiva: come ricreare comunità connesse, riscoprendone i luoghi di aggregazione o innovandoli; diffondere un maggior spirito europeo; fare del cittadino un protagonista piuttosto che un consumatore della politica; riformare in profondità il servizio pubblico televisivo; adottare finalmete la riforma dei partiti da Sturzo in qua; i costi della democrazia.

Non mi pare però condivisibile il tema che il fallimento del referendum renziano abbia indebolito l’argine verso il populismo; in quella riforma c’era molta demagogia e confusione che ne avrebbe, per me, aumentate le chances,

Il lavoro è comunque pregevole da leggere e compulsare ed anche da cogliere come preziosa occasione di discussione e confronto; perché non organizzarci un dibattito?

Ma gli spunti che il libro offre mi pongono la necessità di una ulteriore puntata tra 5 giorni.

Francesco Chiucchiurlotto