Allora la nostra “Belle Epoque” è giunta alla fine?

Spero di no, ma gli indizi che stanno per diventare prove affermano che l’Europa è sempre simile a se stessa: una propaggine occidentale dell’Asia, senza possibilità di confini certi ed ultimativi, e quindi in perenne agitazione, ed ora, dopo oltre 70 anni di pace, in guerra.

L’Europa pressochè disarmata oggi, perché pensa di aver già dato in passato; piena di cultura e bellezza, così abbondanti ed evidenti da presumere che si possano difendersi da sole; così speciale da godere qualità di vita inimmaginabili nella stragrande parte del globo.

Come tra fine ottocento ed i primi del novecento si giunse a livelli di gusto, stile, abbondanza, e per dirla con il Vate: “piacere”, eccelsi,   per poi piombare nel baratro più sanguinoso ed orribile di sempre, la Prima Guerra Mondiale, oggi la brutalità immotivata della Russia di Putin apre per tutti uno scenario da apocalisse.

Una guerra tira l’altra in Europa, come le ciliegie: dalla Prima Guerra Mondiale uscirono rancori e questioni irrisolte che provocarono la Seconda; oggi sappiamo che gli Zar ed il loro impero, sarebbero stati i corretti approdi di quell’ultima guerra, e che sono da imporre oggi.

Infatti sbagliarono Lenin e soprattutto Stalin a comporre l’URSS, perché lo “Zar di tutte le Russie” comandava un impero in cui tutto era Russia, dal mare agli Urali, e quindi Kiev in cui si formò la prima etnia Rus, ne era da sempre parte integrante; ed ora si sta rimediando.

Ci sta pensando PUTIN, avendo fallito nel controllo del COVID, nel garantire un welfare accettabile per tutti, nell’egemonia politica sugli oligarchi, nella mancata innovazione del suo arretrato sistema produttivo, nella trasformazione dell’esclusiva e abbondante risorsa energetica  in sistema dominante industrial commerciale ( c’è un prodotto russo da citare?)  con il vecchio, obsoleto, scontato strumento delle armi e della guerra.

Va a farsi benedire la globalizzazione, il mercato universale regolatore dei conflitti, il terreno neutro della competizione commerciale, affidato ad internet ed ai social media ed alle start app.

Così come la retorica pacifista che è stata troppo a lungo la scusante per non approntare una difesa europea degna di questo nome: “burro o cannoni”, come si diceva una volta, è stata per noi sempre una opzione scontata sul primo prodotto.

La crisi americana, con un popolo spaccato verticalmente in due parti non comunicanti, con Trump addirittura filorusso, ha reso gli USA  più deboli; così poi c’è la Brexit, la leadership mancata della Germania, lo shock della pandemia, e quindi la migliore occasione per Putin di attaccare; così ha brutalmente fatto agitando assurde ipotesi di neonazismo.

Ed in Italia? C’è un quasi senso comune, sicuramente ed assolutamente minoritario, che contiene giustificazioni, simpatie, ammirazione per Putin; guarda caso si identifica molto spesso con l’ambiente NO VAX; insomma, da NO VAX a NO PAX !

Francesco Chiucchiurlotto

Articolo precedenteStrade piene di buche e prive di segnaletica, ACI Viterbo scrive alla Dott.ssa Scolamiero
Articolo successivo“Non ce la beviamo” aderisce alla manifestazione per la PACE di sabato a Piazza della Repubblica