Appena due giorni fa, presso il meraviglioso salone Innocenzo Terzo della gloriosa Rocca dei Papi in Montefiascone, presenti, tra gli altri, il relatore Mons. vescovo F. Fabene, si è tenuto il prestigioso convegno sull’ultima enciclica di Papa Francesco dal titolo “Laudato si!: ecologia integrale per un tempo nuovo” alla quale hanno partecipato molti giornalisti provenienti da tutto il Lazio, operanti, sia nella carta stampata che in alcune televisioni regionali.

Dialogando con loro, nei tempi di pausa, siamo stati fieri dei loro apprezzamenti sia nei confronti dell’intero complesso monumentale, sicuramente, uno dei più belli d’Italia, per la posizione geografica nella quale è inserito.

Un monumento che racconta, in esclusiva, secoli di storia, che testimonia fatti determinanti e fondamentali nella storia del Papato, che sta li, alla sommità del colle e, insieme alla magnifica terza cupola d’Italia, quella della concattredale intitolata alla patrona, S. Margherita, è fiera di sfidare le intemperie di ogni genere, mantenendo in se i suoi segreti, testimoniando gloriosi tempi storici che furono.

Dalle sue finestre, dal giardino ben alberato che la circonda, dalla sommità delle Torre del Pellegrino, da la possibilità di ammirare, ad ogni osservatore e turista, il più bel panorama d’Italia, almeno quella centrale, allorché lo sguardo spazia a trecentosessanta gradi dagli Appennini al Tirreno, dai Cimini al complesso dell’Amiata senza dimenticare la sottostante valle Perlata ed il magnifico lago di Bolsena, il quale, con le sue due isole: la Martana, legata alla fine della regina Amalassunta e la Bisentina, legata alla vita ed al martirio di S. Cristina, è unico nel suo genere.

Ebbene, nella riflessione su questi importanti molteplici fatti storici, nell’attenta osservazione di tanta bellezza, non si è potuto evitare di constatare anche alcuni problemi di notevole degrado che non si addicono all’intrinseca oggettiva bellezza del monumento.

Sul tetto si vedono, specialmente dall’alto della Torre del Pellegrino, tegole fuori posto rimosse dal vento che permettono, quindi, infiltrazioni dell’acqua piovana; le mura hanno necessità di un sostanziale e serio restauro alle loro fondamenta, specialmente quelle della facciata che da su P.le Urbano Quinto senza escludere quelle sul cortile della locale enoteca; le gradinate che portano ai saloni superiori, realizzate in mattoncini, considerato il degrado di molti di loro, stanno divenendo un insidia alla normale e corretta posa dei piedi; i tubi di scarico delle grondaie, secondo alcuni tecnici, poco razionalmente realizzate al momento della loro costruzione, sono interrotte in più punti, per cui, la loro funzione di razionale raccoglimento e conferimento delle acque nelle fognature, è definitivamente compromessa.

Non si deve poi dimenticare la mancata spicciola pulizia della gradinata che, attraversando il muro di cinta, porta nei giardini e quindi alla Rocca, come pure la perdita d’acqua della graziosa fontana che di trova nell’incrocio dei vialetti principali.

Diversi soldi ha speso l’attuale Amministrazione del sindaco M. Paolini sulla Rocca, realizzando anche realtà opportune, ma tali grossolani inconvenienti non si possono tollerare e la piccola manutenzione giornaliera non la si può dimenticare, hanno commentato diversi giornalisti, che poi, sono queste piccole cose che danno la buona immagine di ogni realtà.

E’ un vero peccato che, a tanta bellezza, a tanta ricchezza storico culturale si debba rilevare questa incuria, hanno commentato altri, passando per la scala, ammirando le facciate e passeggiando per i vialetti.

All’interno della sala Innocenzo Terzo, un ulteriore appunto è stato fatto sulla posizione poco felice dello schermo, posto sulla parete di fondo, dietro il tavolo dei relatori che risulta essere posizionato troppo basso e, durante la proiezione delle slide, dei filmati o diapositive dal centro sala, il raggio di proiezione, batte sulla faccia e sugli occhi dei relatori; al tempo stesso gli stessi relatori divengono ostacolo alla migliore e totale visione da parte del pubblico, per cui, alzare lo schermo, almeno di ottanta/cento centimetri, sarebbe opportuno e doveroso proprio per evitare tali inconvenienti.

Pietro Brigliozzi

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