Bene, bene, finalmente come da anni, forse troppi, come da tutti si auspicava, si sa chi ha vinto e chi ha perso, si ha la legittimazione popolare di chi governa, si è usciti dall’emergenza istituzionale e costituzionale, e da quella specie di commissariamento tutorio delle istituzioni; di questo esito dobbiamo ringraziare particolarmente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Guardando alle nostre spalle con Monti, Conte 1,2, Draghi, abbiamo avuto governi assembleari che si identificavano con il Parlamento tutto, salvo le note eccezioni, sottesi da un interesse pubblico preminente, che aveva sospeso le normali prassi democratiche, a colpi di decreti legge e voti di fiducia.

Nel diritto romano la “dittatura” non aveva un’accezione negativa e liberticida che oggi avvertiamo; Lucio QuintoCincinnato, terminato il suo cursus honorum era tornato a fare il contadino quando gli si presentarono dei legati del Senato con la nomina a dittatore con pieni poteri, perché gli Equi minacciavano Roma.

Lui si affidò alla sorte: lanciò la zappa che aveva in mano verso le fronde di un albero, se essa fosse restata appesa avrebbe accettato, se fosse ricaduta avrebbe continuato il lavoro agreste che stava facendo.

Per la fortuna di Roma la zappa restò sull’albero e fu salva.

Cosa analoga, almeno per la stragrande maggioranza degli Italiani, è avvenuta con Draghi, che si è valso del suo prestigio internazionale e della sua attitudine al governointernazionale, per traghettarci verso un governo “normale”.

Ora tocca a Giorgia Meloni, che continua a crescere nei sondaggi, che attenzione ormai se sbagliano è di poco, e la vediamo alle prese con alcune contraddizioni che sono quelle che si generano nel passaggio dall’opposizione al governo: spesso è molto più facile esercitare il primo compito, piuttosto che assumersi la responsabilità delle scelte del secondo.

Sicuramente c’è frizione logica, soprattutto, tra quanto affermato sull’Europa partendo da posizioni sovraniste e federaliste; oso sperare che nel confronto europeo di questi giorni acquisisca gli elementi per una esercitare atti per una evoluzione delle dinamiche europee non semplificate e sommarie come sin’ ora ha fatto.

Tra l’altro pare una questione tra donne, e la sensibilità di genere in politica non può non produrre novità interessanti ed auspicabilmente a vantaggio dell’Italia.

Tra l’altro l’atlantismo, di origine addirittura missina anni ’50 con Michelini, di cui Giorgia Meloni mostra inflessibile coerenza, non può evitare di connettersi ad una forte Unione Europea, piuttosto che ad un “garden” americano; cioè il concetto di sovranismo nazionale non può che evolversi in quello continentale e quindi alleanza sì ma tra pari in dignità e decisioni, senza alcuna egemonia USA.

A caduta c’è la questione dell’esercito comune europeo, delle fonti energetiche condivise o almeno pacificate, della difesa del sistema liberal democratico, ed anche di quell’unilateralismo che le autocrazie ci rimproverano.

Insomma ben tornata Politica, non ci deludere! 

Francesco Chicchiurlotto

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