Concludendo l’ultima Res Pubblica intitolata “Teverina Valley”, ho posto l’accento sul possibile ruolo del Consorzio Teverina , per rilanciare un territorio ad alta potenzialità di crescita e sviluppo, come quello di competenza, ma anche per fare da innesco per un progetto ampio respiro che fu chiamato GRANDE TEVERINA.

Vediamo meglio perchè: 1) Intanto per l’ultraventennale esperienza amministrativa che ha portato in un comprensorio di sei Comuni, Bagnoregio, Castiglione, Celleno, Civitella, Graffignano e Lubriano, risorse per una dozzina di milioni di euro; l’occupazione di 13 unità amministrative; opere comuni come i 4 Centri Visita, i sentieri nella Valle e preziosi interventi manutentivi.

Non disperdere, come purtroppo sta avvenendo in questi ultimi anni l’ attitudine a stare insieme e trasmettere alle nuove generazioni di amministratori locali un patrimonio di progettualità, elaborazione, conoscenze, relazioni, buone pratiche, dovrebbe essere specifico dovere dei nuovi Sindaci; è tutto in archivio.

2) I Comuni che formano il Consorzio si sono dati altri strumenti associativi: una Unione di Comuni, restata sostanzialmente sulla carta, e la Strada del Vino della Teverina, praticamente chiusa con addirittura soldi in cassa.

Come l’”Asino di Buridano”, famoso apologo del filosofo che ne diede il nome, Giovanni Buridano, in cui un asino non decidendo quale dei due mucchi di fieno a disposizione dovesse mangiare, finì col morire di fame, così abbandonando il Consorzio all’inedia ed non attivando l’Unione, il territorio è senza una istituzione associativa.

Tra le due forme, tra l’altro, la scelta parrebbe obbligata: non esiste in Italia, o quasi, una Unione di comuni che funzioni, incentrata com’è solo sulla condivisione delle funzioni fondamentali e non sullo sviluppo e la gestione del territorio.

Di converso il Consorzio Teverina, che ha tra i soci la Provincia di Viterbo, ha a sé dedicata una legge regionale, la n° 71 del 1990, per lo specifico sviluppo culturale, economico ed ambientale della Valle dei Calanchi, con ben quattro ambiti d’intervento di cui se ne è attivato uno soltanto.

Uno spreco ed una sottovalutazione comprensibile soltanto attraverso approfondite analisi, ma di tipo clinico psichiatrico.

3) Il Consorzio Teverina, per la sua duttilità statutaria, la sua caratura istituzionale, i suoi rapporti (da riprendere) con Provincia e Regione, potrebbe veramente, nella nuova stagione consiliare e con i nuovi Sindaci, rappresentare il fulcro di un distretto agroalimentare, di un comparto territoriale di ricettività integrata, un contenitore e referenza per istituti di alta formazione, innovazione e ricerca, start up giovanili, imprenditoria qualificata.

Non mancherebbe niente, … se non la buona volontà di discuterne e iniziare.

Francesco Chiucchiurlotto