Paola Celletti

«Dalle ultime analisi pubblicate sul sito della ASL, risultano 13 i Comuni fuori norma per livelli di arsenico: Bagnoregio, Caprarola, Castel S. Elia, Civita Castellana, Civitella D’Agliano, Fabrica di Roma, Farnese, Gallese, Nepi, Ronciglione, Sutri, Tuscania e Villa S. Giovanni.

In alcuni di questi Comuni i valori sfiorano i 40 microgrammi/litro e anche in alcune zone di Viterbo si presentano valori al limite dei 10 microgrammi/litro.

Il quadro che ne risulta – si legge in un comunicato di LAVORO E BENI COMUNI, firmato Paola Celletti, – evidenzia la gravità della situazione in tutta la Tuscia e i danni che ne derivano per la salute di tutti; di contro, dobbiamo constatare come ad oggi non sia stato risolto il problema dell’arsenico nell’acqua neanche nei Comuni in cui la gestione Talete s.p.a. ha, dal 2007 ad oggi, sottoposto gli utenti a continui aumenti delle tariffe.
Questi i dati reali e certificati, in disprezzo dei quali il Presidente della Regione Lazio continua a esercitare pressioni sui Comuni che non hanno ad oggi aderito alla gestione Talete, sebbene i fatti ne abbiano dimostrato l’inefficace qualità di servizio a fronte di costi sempre più alti.

Tutto ciò alla vigilia della presentazione della proposta di Legge n. 52 di ripubblicizzazione dell’acqua, che sarà discussa a breve in Parlamento, forse entro l’anno.

Abbiamo inoltre appreso dalla stampa che amministratori di vari comuni della Tuscia, insieme ad altri rientranti nell’ATO 2, sono stati ricevuti lo scorso martedì 16 ottobre nella sede del Consiglio Regionale dalle Commissioni VIII° e XII°, riunite in forma congiunta, per avanzare una richiesta unitaria di moratoria sull’ingresso forzoso nel gestore unico. Da notizie apprese da alcuni partecipanti al tavolo, i Presidenti delle due commissioni hanno garantito la riconvocazione congiunta delle due commissioni entro la prossima settimana per elaborare il testo della risoluzione che accoglie la richiesta di moratoria.
Auspichiamo che i Presidenti dell’VIII° e della XII° Commissione mantengano l’impegno assunto coi comuni nei tempi concordati.

Ci domandiamo altrimenti quali siano i motivi e gli interessi che spingano la Regione a continuare sulla strada finora percorsa e a minacciare addirittura di commissariamento i Comuni che non sono entrati in Talete.

Qualora anche questo tentativo fallisse, il già chiaro intento del Presidente Zingaretti di sottrarre alla gestione pubblica un bene comune come l’acqua, nonostante l’esito del Referendum nazionale, sarebbe addirittura palese. Così come, non meno importante, non ci sono scuse ed ipocrisie che giustifichino la scarsa attenzione nei confronti della salute dei cittadini: dopo anni di promesse la situazione nella provincia di Viterbo rimane drammatica».

 

 

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