Domenica si votano 5 referendum sulla giustizia, ma quanti aventi diritto al voto lo sanno?

I cinque quesiti che prevedono l’abrogazione di norme sulla giustizia penale sono comprensibili ad una valutazione di non esperti?

La mancanza di diffusione mediatica, in particolare dell’informazione pubblica, che avrebbe potuto suscitare un interesse ed una mobilitazione al voto, parrebbe condannare all’inefficacia da quorum la scadenza referendaria, è stata voluta e pianificata?.

C’è da dire, prima di esaminare in dettaglio i quesiti, che il problema giustizia in Italia è dagli inizi degli anni ’90 uno di quelli più gravi, e la sua risoluzione potrebbe costituire una spinta propulsiva anche negli ambiti limitrofi e sensibili al sistema giudiziario, sia a quello politico che a quello economico sociale.

Il caso Palamara sul mercimonio delle cariche, i tempi abnormi di giudizio, le contraddizioni spesso eclatanti tra i tre gradi di giudizio, la sensazione diffusa di impotenza del cittadino di fronte alla possibilità di esercitare il suo diritto di difesa, il richiamo europeo che addirittura condiziona l’erogazione dei fondi PNRR ad una radicale riforma, tutto ciò va nel senso che l’approvazione della legge Cartabia non soddisfi il cambiamento che serve.

Lo strumento del referendum abrogativo è difficilmente utile di per sé a cambiare le cose ed a marcare un cambiamento significativo, come avvenne con il divorzio e l’aborto;  ed ai fini del quorum i due referendum più coinvolgenti, sul fine vita e sulla cannabis, la Corte Costituzionale ha pensato bene di cancellarli,.

Entrando nel merito, premetto che 5 SI darebbero appunto un segnale di cambiamento complessivo al Parlamento, i cui equilibri e squilibri rendono ancora come sempre lacunosa e paludosa ogni seria riforma.

Il primo quesito referendario riguarda l’abrogazione della Legge Severino che riguarda l’incandidabilità e la decadenza, in particolare di amministratori locali sin dal primo grado di giudizio, in palese violazione del dettato costituzionale che prevede la presunzione d’innocenza sino al terzo grado di giudizio; il codice penale già copre le altre fattispecie di reato, e tranquillizzare chi firma atti anche complessi, non può che essere utile.

Il secondo riguarda l’abuso, certificato da migliaia di casi e di rimborsi, della custodia cautelare, togliendo la troppa discrezionalità all’accusa sulla possibilità di reiterazione di reato; 30/40.000 casi di innocenti incarcerati sembra proprio troppo.

C’è poi la separazione delle carriere tra funzione requirente dell’accusa e quella giudicante in modo in modo terzo rispetto alla difesa dell’imputato; chi si forma nello studio, nella prassi, nella mentalità dell’accusatore porta con sé questo modus operandi anche quanto diviene giudice, il che non appare opportuno.

Poi si chiede all’elettore se vuole che l’operato del magistrato possa essere valutato dai membri del Consiglio Direttivo della Cassazione e dei consigli giudiziari, avvocati compresi; infine le nomine dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura (l’organo di governo della magistratura italiana), con riguardo all’obbligo o meno di raccogliere da 25 a 50 firme per potersi candidare al Csm, cioè per far uscire le nomine dal gioco delle correnti.

Insomma i temi, sicuramente complessi, che riguardano in senso lato ma anche talvolta diretto i cittadini, meritavano ben altra diffusione ed approfondimento piuttosto che il solito pasticcio all’italiana.

Per non chiudere ogni possibilità di innovare e migliorare non resta che andare a votare e votare SI, per investire il Parlamento della volontà di cambiamento degli Italiani; sarà così?

Francesco Chiucchiurlotto

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