MONTEFIASCONE – Gli atteggiamenti di vita politica, a volte sono strani ed allora sono fuori dalla realtà, a volte sono faziosi e diventano da club settari e di parte, a volte sono tornaconto anche economico ed allora sono deleteri, a volte diventano puramente egoistici ed impositivi e pertanto sono incomprensibili e spesso rendono l’attività politico-amministrativa non più a favore dei cittadini, in una visione oggettiva, ma ad uso e consumo autoritario di chi siede sugli scanni del potere.

Tutto questo sembra rispecchiare quanto accaduto nella città di Montefiascone dopo la, più o meno giustamente, voluta frantumazione del melograno, allorché, nella diaspora generale, ogni elemento di quella coalizione se ne è andato per la sua strada con scelte che non sempre sono state in linea con quanto la classe politica dirigente, voleva ed esigeva.

E’ la storia del Consigliere Merlo, che abbiamo intervistato.

Consigliere Merlo, nella logica della politica amministrativa locale, Lei ormai è voce fuori dal coro, è in opposizione, per Lei tutto è finito?

Sono consapevole di ciò, per cui, non mi meraviglio più di tanto. Quello che mi conforta sta nel fatto che i cittadini hanno apprezzato quanto ho fatto in due anni senza risorse economiche mendicando sempre, or qua or la, qualche centinaio di Euro. Gli stessi hanno compreso che sono una persona dalle poche parole e tanti fatti; sono felice perché, in più di qualche occasione, diverse voci, hanno richiesto la mia presenza in Amministrazione ritenendomi un elemento positivo, valido e costruttivo nell’interesse della cittadinanza e non per mio prestigio personale. Al sindaco vorrei ricordare che, se è su quella sedia, lo è grazie anche ai molti voti da me presi nella tornata elettorale.

Qualche rammarico delle sue scelte?

Un solo rammarico che attualmente stanno mandando alla malora quanto io ho realizzato, questa è l’unica cosa che mi rammarica anche perché sono gli stessi cittadini a sottolinearlo. Da un vero scempio che è stato fatto volutamente al cimitero, all’abbandono delle fioriere sulle curve della provinciale per il lago, l’aver abbandonato di proposito il ripristino della legalità demaniale sul lungolago come lo stesso Prefetto desiderava, la mancata realizzazione della piazza panoramica sul terreno retrostante l’aiuola della seconda curva. Un’opera questa che, al pari della strada per Orvieto doveva diventare un punto di osservazione sul lago con posti sosta auto, panchine per star seduti, cura delle piante che dovevano fare quasi da parco. Purtroppo, quando la politica diviene sete di potere accade quello che è successo a me. Ormai guardiamo avanti, alla prossima tornata elettorale, nella quale sicuramente non porterò i miei suffragi a Paolini e company se dovesse ricandidarsi.

Il messaggio ai cittadini?

Rivotatemi di nuovo, ora che avete capito chi sono e come intendo lavorare con i piedi a terra; finiremo le cose rimaste in sospeso e realizzeremo quelle cantierate.

Pietro Brigliozzi

Commenta con il tuo account Facebook
Print Friendly, PDF & Email