La legione romana è stata alla base della potenza, prima militare e poi politica, di Roma, perché racchiudeva in sé la migliore scienza militare in tutte le sue discipline, offensive, logistiche, ingegneristiche, sottoposte ad un controllo evolutivo costante, tanto da fare in modo che nel corso dei secoli oltre alle sconfitte di Canne e di Carre, se ne contino solo altre minori.

Lo schema principale della legione, che è mutata nel tempo sia nel numero di milites che nell’articolazione interna, era trino: principes, hastati, tertiarii; vale a dire in prima fila i “principianti” giovani alle prime armi ( è il caso di dirlo), seguiti dallo schieramento solidissimo di soldati di età matura; in fine i veterani (terziari) cui era assegnato il compito di rimediare se gli scontri precedenti non avesserodato l’esito sperato.

Lo schema funzionò per secoli, anche perché era quello fondamentale della società romana che seguiva nelle cariche politiche ed amministrative lo svolgimento del cosiddetto CURSUS HONORUM, vale a dire il passaggio promozionale a cariche sempre più elevate, in cui anche le competenze, le relazioni, l’esperienza venivano messe alla prova.

Nell’acronimo SPQR c’è tutta la Costituzione formale e materiale della società politica romana: il Senato, il Popoloed i loro interessi; da una parte la tradizione, la saggezza, la competenza, dall’altra la novità (homines novi), l’innovazione, la spregiudicatezza.

Una dialettica che è sfociata anche in guerre civili sanguinosissime, ma che ha retto alla grande, per un millennio, le sorti del mondo conosciuto.

Che centra questo sproloquio probabilmente incompleto e lacunoso con i temi di questa rubrica?

Ha a che fare con pertinenza alla frase di Mario Draghi, ormai tramandata alla storia nostrana, di essere “ un nonno al servizio delle istituzioni”, laddove nonno ha diverse accezioni: demografiche, perché i nonni si avviano a diventare il ceto più importante perché al loro decremento i giovani italiani hanno aggiunto la “fuga” all’estero; poi sociale, perché le risorse, materiali e finanziarie, di cui dispongono hanno integrato in modo risolutivo il bilancio delle loro famiglie; infine politico, perché dopo “l’uno vale uno” ed il populismo “à la carte”, si torna ad apprezzare la competenza, il prestigio, le relazioni.

A tutto ciò Draghi aggiunge doti rare come l’ironia e l’autoironia, che alleggeriscono ogni pesantezza o petizione di principi altisonanti, ogni clima da tregenda per ogni scadenza istituzionale, ogni confronto di caratura, stile, carisma.

Tutto esce semplificato in questo fine anno in cui invece si complica non solo l’andamento della pandemia ma anche le prospettive di credibilità e fiducia in chi deve portarcene fuori.

Che cosa andiamo cercando se non i terziari del nostro tempo? Cosa vogliamo inventarci se non c’è nessun’altro, oltre Draghi, che tenga testa ai leaders europei? Se non c’è nessun altro che tenga testa alla nostra elefantiaca burocrazia ministeriale e regionale, vera palla al piede per ogni progresso, mano morta su ogni ipotesi di cambiamento.

La DICTATURA per i Romani era una magistratura eccezionale per tempi eccezionali; normale quindi se la situazione lo richiedeva; noi avremmo per 7 anni un NONNO al nostro servizio, che altro cerchiamo?

Francesco Chiucchiurlotto