Non si è ancora capito bene quanto dei rincari su benzina, gasolio, metano, elettricità, dipendano dai mercati, dalla guerra contro l’Ucraina, dalle speculazioni.

Eppure sarebbe un ottimo argomento da campagna elettorale sbrogliare in tal senso la matassa, mentre all’interno del PNRR si stanno svolgendo le previsioni sulla transizione energetica che con qualche punto di retorica è stata chiamata: “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, che è la seconda delle 6 missioni previste dal piano.

Ad essa sono destinati quasi 70 miliardi di euro, dei circa 235 miliardi totali che fanno dell’Italia la prima beneficiaria tra i Paesi europei del fondo NGEU (New Generation UE).

A sua volta questa missione è divisa in 4 componenti e la fetta più grande dei 70 miliardi servirà a guidare la transizione energetica verso fonti di energia rinnovabile e a rendere sostenibile la mobilità.

Ora se avessimo un Piano Energetico Nazionale, aggiornato anche rispetto ai recenti sconvolgimenti come pandemia, guerra, inflazione, avremmo molte più possibilità di realizzazione di quante ne abbiamo oggi in cui continuiamo a discutere sull’impatto dei rigassificatori, sul passaggio delle condotte, sugli effetti paesistici di pale eoliche e di pannelli solari, sull’energia elettronucleare.

Ma dei famosi PEN che negli anni ’80 hanno coinvolto la comunità scientifica e la politica non ce n’è più traccia, anche se nel secondo dopoguerra siamo stati in Italia all’avanguardia nel settore, almeno nei rapporti internazionali di mercato e nell’avvio dell’energia nucleare, con Enrico Mattei e Felice Ippolito.

Il primo nel 1945 invece di liquidare l’AGIP, un carrozzone del regime fascista, come gli era stato ordinato, la risana e la rilancia sino alla fondazione nel 1953 dell’ENI , Ente Nazionale Idrocarburi.

Il suo attivismo e la sua lungimiranza lo portano ad avere un rapporto diretto e conveniente con i paesi produttori di petrolio e gas ed anche a trovare buoni giacimenti in Italia, avviando il nostro Paese ad un ruolo internazionale indipendente e da protagonista.

Cosa che le grandi compagnie, le famose “7Sorelle”, contrastarono provocandone la morte in un attentato aereo, anche se una sentenza definitiva non si è mai avuta in proposito.

L’altro protagonista, Felice Ippolito diede un impulso eccezionale alla ricerca sull’energia atomica, come si chiamava allora, tanto che fondato il CNEN (Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare) nel 1960, tre anni dopo portò l’Italia ad essere al terzo posto per produzione elettronucleare con le centrali di Latina, Garigliano, Trino Vercellese.

Anche nel suo caso ci fu uno stop, determinato stavolta da una inchiesta amministrativa che lo portò ad una condanna di 11 anni: la durezza della sentenza suscitò scalpore, anche perché uno dei reati contestatigli, il peculato, riguardava i cappuccini sorbiti nelle riunioni e addebitati all’ente, ed anche perché con il suo arresto finì anche quel nostro protagonismo.

Rientrata nei ranghi l’Italia ha poi sempre navigato a vista e dopo Chernobyl ed il referendum sul nucleare, ha subito spinte negative sia dagli ambientalisti che dagli industrialisti, caratterizzandosi in scelte spesso contraddittorie, sino all’attuale shock che trova nel PNRR probabilmente una soluzione definitiva.

Francesco Chiucchiurlotto