«E’ venuto giù’ con in ultimo tonfo violento, – scrive Doriano Pedica – che ha fatto tremare tutta Piazza Garibaldi e poi la gente, tanta intorno, a raccogliere una scheggia di legno od una pigna per ricordo.

Il tronco del centenario albero di pino che dominava l’ingresso a Fabrica, al suo centro storico, a For de Porta. Implacabilmente e definitivamente condannato dalla giornata domenicale che la Protezione Civile aveva segnalato con allerta arancione o forse anche rosso per il maltempo. Le terribili folate di vento hanno decretato la definitiva sentenza ad un secolare albero che più volte si era tentato di salvare, anche con l’ancoraggio a corde d’acciaio con un estremo tentativo di drastica potatura. Ma questo monumentale tipo di albero si sa che può poco resistere alle intemperie più violente e stavolta è toccato proprio al pino simbolo di Fabrica. Nel primo pomeriggio di ieri, domenica, il tam tam dei social ci ha messo poco a far sapere ai fabrichesi che il “ Pigno de Por de Porta “ era agonizzante, terribilmente inclinato, tanto da essere un pericolo imminente per la sicurezza pubblica. Poi si sono mossi tutti, Sindaco, Polizia Locale, Protezione Civile ed i Vigili del Fuoco. C’era poco da fare, l’albero doveva essere abbattuto subito, Transennamento di tutte le vie verso Piazzale Garibaldi, divieto di circolazione e le classiche bandelle bianco rosse per tenere le persone fuori dal raggio di pericolosità. Poi i Vigli del fuoco hanno fatto il loro compito, con una lunga autoscala e con due di loro con la motosega a tagliare tutti i rami. E con i fabrichesi tutti a vedere la lenta agonia del maestoso albero. I rami sono caduti uno ad uno con grande fragore fino a ridurre uno dei simboli di Fabrica ad uno scheletrico moncone. Poi ancora il colpo di grazia, con maestria un concittadino esperto della manovra da fare ha dato l’ultimo colpo di motosega e i quindici metri di tronco spoglio sono caduti giù in un paio di minuti. Un botto terribile, documentato da tutti con fotocamere e cellulari. Da ultimo il lavoro degli operai del Comune con motopala che hanno accatastato la grande chioma smembrata e ormai inesorabilmente a terra. I Vigili del Fuoco hanno finito il loro lavoro e se ne sono andati. I fotografi hanno documentato, i fabrichesi hanno amaramente commentato, qualcuno, anzi molti, hanno portato via un ricordo, una pigna, un rametto, una scheggia di legno. Tutto ha una fine, diceva un vecchi fabrichese, e cosi’ e stato anche per il secolare albero. Rimarranno le foto di cento anni, i ricordi di dove si faceva il mercato dei maiali, di dove si portavano le mucche e gli asini ad abbeverare nella fontana che prendeva ombra dal pino. E dei fabrichesi che per un periodo sotto in fronzuto e fresco albero giocavano la loro partita pomeridiana estiva a scopone scientifico. Ora dell’albero è rimasto un moncone di meno di un metro, speriamo che lo lascino li, assieme magari ad un nuovo albero che ci auguriamo sia piantato a fianco. Alle generazioni future sarà possibile ancora sedersi su una panchina e godere un poco di storia fabrichese».

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