GALLESE – La Sveglia dell’8 dicembre, per Gallese ed i gallesini, è uno dei due brani che fanno da “colonna sonora” alla loro comunità, per la Banda e i Musicanti rappresenta l’orgoglio e la consapevolezza di essere non solo i custodi di questa tradizione ma anche e soprattutto coloro a cui essa è stata affidata, da chi li ha preceduti, con il compito, oneroso ma esaltante, di trasmetterla a chi verrà dopo.

La Sveglia non è scritta, forse anche perché, nella sua semplicità, sarebbe del tutto inutile, e si tramanda insegnandola mentre si suona e, chi la riceve, la impara “ad orecchio”, ascoltandola la maniera classica della trasmissione delle tradizioni popolari.

L’appuntamento con la Sveglia è sicuramente uno di quelli a cui nessun musicante vorrebbe mai rinunciare, anche coloro che magari non partecipano assiduamente alla vita quotidiana della banda, non perdono l’occasione per essere presenti nelle ore che precedono l’alba dell’8 dicembre. Anche l’aspetto esteriore che potrebbe apparire scanzonato e goliardico è solamente una patina molto superficiale: la passioni e l’attenzione che accompagnano l’esecuzione della Sveglia spesso non hanno riscontro neanche nei Concerti più importanti.

E c’è un rigore accanito nell’esecuzione e nel rispetto della pur semplice partitura: la Sveglia è quella, alterazioni o variazioni non sono ammesse anzi quando l’estro di qualcuno prevale e magari tenta qualche piccolo cambiamento si prende subito il “bonario rimprovero” degli immancabili puristi e ritorna subito su i suoi passi.

Lo stesso grande rispetto che tutti i musicanti dimostrano quando, con grande pudore, non accettano di eseguire la Sveglia in momenti diversi dell’anno, quasi come se questa semplice marcetta, suonata al di fuori di quella atmosfera particolare, perda di valore e di importanza.

Naturalmente anche l’ora in cui si esegue la Sveglia, l’alba, il momento in cui si passa dal dubbio e la paura della notte, alla certezza e la sicurezza del giorno, contribuisce ad aumentare il fascino e la bellezza dell’evento e nonostante il freddo e la stanchezza emerge soprattutto la gioia e l’entusiasmo di chi esegue e di chi ascolta.

Anche questo è un aspetto importante di quello che ormai potremmo definire il “rito della Sveglia” che vede sulla scena due protagonisti principali: da un lato i Musicanti e dall’altro chi ascolta, chi assonnato ma contento, accende le luci di casa e si affaccia alla finestra, magari dopo aver svegliato i bambini che stralunati iniziano così la loro partecipazione all’evento. Anche loro, i gallesini, sono i grandi protagonisti della Sveglia: Banda e popolazione di Gallese si ritrovano insieme ogni anno a innovare questo scambio di passione e di reciproco affetto.

Non ci potrebbe essere la Sveglia se uno dei due mancasse.

E come spesso accade il caso e gli eventi storici hanno in qualche modo contribuito a rendere ancora più saldo questo legame: la Banda di Gallese terminò la propria attività nel lontano 1954 e l’ultimo servizio musicale che fece a Gallese fu proprio per la Festa della “Madonna dell’8 dicembre” quindi terminò proprio con la Sveglia. Ma in tutti gli anni che trascorsero dalla chiusura della vecchia Banda (1954) e la ricostituzione della nuova (1977) la tradizione rimase comunque salda, perché tutti i “vecchi musicanti” non tralasciarono mai di ritrovarsi per eseguire la Sveglia dell’8 dicembre. E, quasi come a suggellare un vero passaggio di testimone tra vecchia e nuova Banda, il nuovo corpo musicale fece la sua prima uscita, non ancora ufficiale (quasi una sorta di prova generale), proprio la mattina dell’8 dicembre 1976.

I giovani allievi, come detto in precedenza, dovettero imparare la Sveglia “ad orecchio” semplicemente ascoltando le esecuzioni dei vecchi musicanti, perché partitura non ce n’erano e non ce ne sono. Ed ecco l’ultimo aspetto della Sveglia da sottolineare: gli allievi che entrano in Banda, nella maggior parte dei casi, fanno proprio la loro prima uscita per la Sveglia. Essa così rappresenta per i Musicanti di Gallese un vero e proprio “rito di passaggio”, per mezzo del quale si passa dalla condizione di allievo a quella di musicante e questo, nella migliore tradizione degli antichi “riti di passaggio”, avviene per mezzo di prove di abilità (imparare “ad orecchio” la Sveglia) di coraggio (prima dell’alba ed affrontare il buio) di forza (suonare, spesso in condizioni metereologiche particolarmente avverse per oltre tre ore).

Il premio ambito ed ottenuto però non sono soltanto le splendide colazioni che la Priora e le Festarole preparano ai Musicanti, ma è soprattutto far parte della Banda, della sua lunga e appassionante tradizione di cui l’emblema più chiaro e effervescente è certamente la Sveglia dell’8 dicembre.

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