GRAFFIGNANO – La Proloco di Sipicciano, in collaborazione con il Comune di Graffignano, l’Università Agraria di Sipicciano, l’Ambasciata del Cile in Italia, l’Istituto Italo Latino Americano ed Arci Viterbo, ha organizzato la Mostra Fotografica e Storico rievocativa “I versi del Capitano”, Pablo Neruda e l’Italia.

Neruda arriva in Italia per la prima volta alla fine del 1949, dopo un’avventurosa fuga a piedi attraverso la Cordigliera andina, inseguito dall’ordine di arresto del presidente cileno Gonzalez Videla a causa della sua militanza nel partito comunista.

In Italia la figura di Pablo Neruda è sempre stata amata, sia per la forza e la profondità dei suoi versi, sia per il suo fondamentale legame con il Paese dove giunse esule alla fine degli anni quaranta.

Dopo il blocco dell’espulsione dall’Italia, avvenuto grazie all’intervento di politici, artisti e scrittori, si trasferisce a Capri insieme alla sua ultima compagna Matilde Urrutia e nei mesi trascorsi sull’isola scriverà alcuni dei suoi versi più belli e scriverà memorabili liriche, raccolte in “Los versos del Capitan”, che ispirò “Il Postino”, il romanzo di Antonio Skarmeta pubblicato nel 1986 e divenuto celebre per la trasposizione cinematografica realizzata da Massimo Troisi nel 1994.

Pablo Neruda ha spesso ricordato il clamoroso episodio avvenuto a Roma il 12 gennaio 1952: il blocco, alla stazione Termini, del treno che doveva portarlo alla frontiera in seguito alla sua espulsione dall’Italia.

I suoi soggiorni in Italia continueranno nel corso degli anni, da Napoli a Roma, da Firenze a Torino; di quegli anni e di quei viaggi la mostra racconta anche i rapporti con gli amici italiani, con i traduttori e gli editori, con una terra che apprese ad amare.

La mostra ripercorre proprio il periodo di permanenza di Pablo Neruda nel Belpaese dove scrive poesie, liriche, articoli per giornali e riviste, testi civili e politici.

«Io per le strade, per i monti andai. Le vigne mi coprirono con la loro tunica verde, assaggiai il vino e l’acqua, nelle mie mani volò la farina, scivolò l’olio, ma è il popolo d’Italia il prodotto più fine della terra».

La mostra testimonia con fotografie e scritti, il rapporto con i più fulgidi intellettuali italiani dell’epoca: Antonello Trombadori, che ritrae il poeta in Campidoglio insieme a Carlo Levi, Luchino Visconti, Alberto Moravia, Elsa Morante e Fulvia Trombadori oltre a numerosi dispacci e telegrammi del Ministero dell’Interno; Lettere di protesta di gruppi ed associazioni politiche italiane che si opposero alla sua espulsione dal Paese.

Dedicare una mostra a Pablo Neruda non è solo un modo per rendere omaggio a uno dei più importanti poeti del nostro tempo, Premio Lenin per la Pace del 1953, Premio Nobel per la Letteratura del 1971, ma intende anche raccontare la vita di un grande uomo, che ha fatto della poesia lo strumento per guardare al mondo, per conoscere e raccontare la realtà, dall’amore alla politica, alla giustizia, ispirando molte generazioni.

La mostra, aperta fino al 31 agosto p.v. è stata presentata da Matteo Lefèvre, Università di Roma ‘Tor Vergata’ e dallo scrittore cileno Antonio Arévalo ed è accompagnata dalla proiezione del documentario di Mary Villalobos “I versi del capitano – Alla ricerca di Neruda”.

Il 26 agosto alle ore 21,00 è in programmazione la proiezione del film “Il Postino” diretto ed interpretato da Massimo Troisi ed il 31 agosto alle ore 20.00 nella Cappella Baglioni è previsto un concerto del Trio musicale latinoamericano Avenidamerica.

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