Si è svolto a Grotte di Castro, presso la sede dell’Associazione culturale Caffè Menerva in via Vittorio Veneto 13, l’incontro sulla figura di Pier Paolo Pasolini tenuto-dalla dottoressa Rosella Lisoni autrice del libro “Eros e Thanatos ne I Racconti di Canterbury” di Pier Paolo Pasolini edito da Sette città, moderatrice la dottoressa Maria Giovanna Pontesilli Responsabile del Polo Umanistico Sociale dell’Università della Tuscia.

La Lisoni ha regalato ai presenti puntualizzazioni sulla  personalità del poeta di Casarsa, che ha ispirato il suo libro, un uomo attraversato da innumerevoli contraddizioni, un’anima divisa in due, uomo che ha fatto di questa scissione il suo punto di forza e la sua fragilità. Il modo in cui Pasolini è vissuto ha lasciato il segno nella memoria collettiva.

Pier Paolo Pasolini, dottoressa Rosella Lisoni

La scrittrice nel suo libro ha focalizzato l’attenzione su Pasolini, genio sempre alla ricerca del suo ordine interiore di poeta, letterario, critico letterario, drammaturgo, regista, giornalista, l’uomo di infinito sapere e di profonda intelligenza che ha riproposto questo bipolarismo nelle sue opere, si pensi all’uso del dialetto friulano e della lingua, al senso del sacro e alla critica feroce nei confronti della la chiesa cattolica, all’amore per la società arcaica, contadina e allo sguardo rivolto vero il futuro, all’amore per la vita e alla sua continua sfida con la morte  che lo porterà a spingersi di notte verso realtà degradate e ambiente estremamente pericolosi.

Pasolini il solitario ma anche il divo, presente spesso in radio e televisione è animato da un profondo bisogno di apparire in pubblico, Pasolini il mito ma anche il regista odiato e costretto a subire ben 33 processi.

Pasolini che abbraccia gli ideali del marxismo, che sia avvicina al comunismo ma che alla fine si avvicina  al partito radicale. Ma  Pasolini si riscopre  amante del sacro, e gira” Il Vangelo secondo Matteo”, il più bel film sulla vita di Gesù.

Pier Paolo Pasolini, dottoressa Rosella Lisoni

L’intellettuale che si chiude nella torre d’avorio di Chia, il poeta vate e l’uomo di borgata che vive con i borgatari romani  uno di loro, al punto di scrivere un romanzo “Ragazzi di vita” in un dialetto romano perfetto, compiendo un cesello sul linguaggio, sul “romanesco” che solo un uomo di cultura del suo calibro poteva portare al termine.

Pasolini l’ultimo poeta decadente italiano, il fine studioso di Dante che si spinge a scrivere in terzine, (metro usato da Dante nella Divina Commedia), il suo capolavoro poetico “le Ceneri di Gramsci”, quasi ad omaggiare l’amato poeta medievale.

Pasolini che da regista crea un “cinema di poesia” ricco di zummate, carrelllate, primi piani, un cinema poetico, a volte sognante, che ha portato alto il nome dell’Italia nel mondo.

Di questo e di molto altro ancora si è parlato a Grotte di Castro di fronte ad una platea numerosa, attenta e partecipe alla quale Rosella Lisoni ha regalo una descrizione del contenuto del suo libro che può essere definito un’immagine inedita di Pier Paolo Pasolini.