Successo per l’ultimo evento della stagione del Teatro Null, Officina Culturale della Regione Lazio I porti della Teverina, venerdì 24 maggio, “Elisabetta e Limone”, atto unico di J. R. Wilcock. La mise en espace si è svolta in una sala dello splendido Palazzo Monaldeschi di Lubriano, dimora storica del XVII secolo. Il testo, riadattato da Gianni Abbate che ne ha curato anche la regia, è incredibilmente attuale. “Elisabetta e Limone”, rimasto inedito fino al 1982 e pubblicato da Adelphi nella raccolta “L’abominevole donna delle nevi e altre commedie”, fa parte della produzione letteraria in lingua italiana di Rodolfo Wilcock, databile tra il 1964 e il 1968. “Siamo veramente soddisfatti di come è stata accolta la nostra versione di Elisabetta e Limone. – ci dice Gianni Abbate – “Abbiamo visto un pubblico divertito e affascinato da un personaggio, Elisabetta, interpretata da Lorenza Colombi, che li ha coinvolti e inevitabilmente trascinati nel suo mondo surreale quasi facendolo toccare con mano. Nella sua casa/isola/tomba, Elisabetta si è ritagliata una propria autonomia, con le sue leggi, e una sua giustizia. Le leggi dell’esterno, se ancora ci sono, sono indecifrabili o definitivamente dissennate, comunque non contano. Il fuori è inafferrabile, forse pericoloso, inquietante e l’unica volta che si rivela è banale. Il dentro non ha regole universali, riconoscibili, solo una piccola regola personale, isolata. Ma è l’unica possibile. E poi arriva lui, Limone, interpretato da Ennio Cuccuini, un uomo in cerca di un rifugio, che le entra furtivamente in casa. È la storia di una stramba seduzione, in cui si parte dalla totale incomunicabilità iniziale per approdare, attraverso un percorso di scoperta reciproca, a un rapporto reale e concreto, pur nella sua stranezza. Elisabetta non cerca un punto di incontro con lui, ma lo ingloba nel suo personale teatrino dell’esistere. La pièce è resa ancor più divertente dalla tragicomica vita di Elisabetta, che da anni legge sempre lo stesso giornale saturo di morte e catastrofi. E come accade a Limone, anche lo spettatore diviene vittima del suo vortice surreale che tutto accoglie, cercando al principio una via di fuga ma finendo inesorabilmente legato ad esso. Come colonna sonora ho usato brani italiani degli anni ’60 che ben si adattano al testo, solo in apertura e in chiusura vi sono due tanghi argentini. Vista la calda accoglienza lo riprenderemo a breve, sempre come mise en espace e in autunno ci sarà una vera e propria messa in scena con costumi e scenografie.” A fine spettacolo c’è stata una ricca apericena a cura della casa Misasi, anch’essa molto apprezzata dal numeroso pubblico.