Non solo un museo teche e vetrine, ma un vero e proprio percorso museale che, guidando alla scoperta di acque, fiori, frutti ed erbe mangerecce, conduce nel cuore della biodiversità della Valle dei Calanchi. In queste particolari forme di erosione, create dalle azioni combinate di agenti atmosferici, acque pluviali e fenomeni franosi, si nasconde un paesaggio lunare da ammirare e un microcosmo esistenziale da imparare a conoscere. È possibile farlo grazie al Museo Naturalistico di Lubriano che, nel mese di febbraio, ha raggiunto il traguardo degli undici anni di attività.

Al civico 12 di Piazza Col di Lana, a Lubriano, ha sede la struttura che, prima di allora, era una vecchia abitazione. Acquistata e restaurata dal Comune è stata così adibita a Centro Studi, con lo scopo di valorizzare le risorse naturali del territorio e supportare progetti di ricerca scientifica in ambito botanico, faunistico ed idrobiologico. Un luogo che è punto di incontro e approfondimento scientifico, ma anche base di partenza dal centro storico per escursioni, solitarie o formato famiglia, lungo il percorso ad anello sottostante che costeggia il Fosso di Lubriano e svela le evoluzioni geomorfologiche.

Bisognerà attendere la fine dell’emergenza Covid-19 per tornare a frequentare questi luoghi carichi di fascino e da sempre vocati all’accoglienza, seppure distanti da un certo tipo di turismo per così dire invasivo. “Il Museo Naturalistico di Lubriano – suggerisce il direttore, Mirko Pacionifin dalla sua istituzione ha subito mostrato attenzione all’aspetto divulgativo, proponendo esperienze dirette sul campo per tutti, e laboratori per bambini; ma anche e soprattutto al tema dell’accessibilità, sia per i diversamente abili che per i visitatori stranieri, attratti dal fascino di questi luoghi”.

Già all’ingresso del Museo dove avviene la prima accoglienza, vengono fornite informazioni utili ad orientare la visita. L’ascensore è rivestito di pannelli fotografici con paesaggi tipici. Tabelle con Codice Braille e Audio-Guide in quattro lingue costituiscono i presupposti per una visita alla portata di tutti.  È in questo contesto che ha preso forma anche la Scuola di Apicoltura, punto di riferimento per la formazione e la didattica apistica con un’offerta di base e di alta specializzazione.

Amatori e professionisti del settore non aspettano altro che poter tornare a “ronzare” nella Valle dei Calanchi, e all’ombra del Monumento Naturale Balza di Seppie (www.parchilazio.it/monumento_naturale_balza_di_seppie). Nel frattempo, per Pasqua, il regalo del Museo è lo splendido video realizzato da Paolo Gandola, già visibile sul sito www.museolubriano.com.

Per ulteriori informazioni:

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