Appena uscito il nostro articolo sul Presepio vivente di Montefiascone di questa edizione 2018, già altre voci si aggiungono a quanto chiarito dal presidente Buzi.

Vi riportiamo in questa sede un dialogo.

Un cittadino -molto impegnato nel sociale e nel portare avanti le tradizioni locali, esperto e competente nella lavorazione dei latticini (formaggio e ricotta), letto l’articolo, ci ha contattati, in anonimo, dicendo di aver ricevuto una telefonata verso la fine di novembre, da un qualche Ufficio del Comune, -visto che quest’ultimo non si è meglio identificato, se non a nome della Pro Loco-, il quale lo invitava a partecipare alla rappresentazione del Presepio vivente per l’edizione 2018, curata, appunto, dalla Pro Loco.

La cosa non ci è risultata chiara, anche essendo al corrente di quanto affermato dal Buzi. Siamo riusciti, con efficaci e certosine indagini, a contattare la persona in questione, la quale, pur rispondendo alle nostre domande, è voluta rimanere nell’anonimato.

Sig., dunque lei è stat@ invitat@ a partecipare al presepio vivente per ricoprire il ruolo del pastore, per il quale era previsto, all’uopo, di preparare al momento della ricotta?

“Si è vero; nella seconda metà di novembre, non ricordo bene il giorno preciso, ero in casa e mi è pervenuta una telefonata nella quale mi veniva detto che a telefonare era il Comune (di Montefiascone, ndr.). Mi invitavano a partecipare alla rappresentazione del presepe vivente di quest’anno.

Per l’occasione, avrei dovuto interpretare il ruolo del pastore e invitavano proprio me a partecipare, visto che il ruolo del pastore includeva anche la preparazione, sul momento, di formaggio e ricotta e io avrei avuto le competenze per farlo. – aggiunge il cittadino.

Dopo aver verificato la veridicità della telefonata, facevo presente agli stessi il mio disappunto circa la modalità nella quale mi invitavano a partecipare alla rappresentazione. Commentavo che la questione non si poteva risolvere con una telefonata ed che, essendo seria ed impegnativa, aveva la necessità di essere studiata, viva voce, intorno ad un tavolo.

A maggior ragione, aggiungevo che fosse necessario discuterne, tenendo conto anche dei costi; c’è da comprare il latte, -ce ne vorranno almeno 30/40 litri-, è necessario portare un fornello con relativa bombola di gas ed una caldaia, seppur piccola, per farlo bollire, e, in generale, varie attrezzature di supporto.

Da non dimenticare anche le certificazioni riguardanti la sicurezza, compreso l’antincendio, la presenza di un estintore omologato e dedicato. Quale conseguenza di tutto ciò che ho elencato, ho chiesto, al fine di garantire la sicurezza e la genuinità delle materie prime -formaggio e ricotta-, (i quali sono prodotti destinati alla vendita), quale contributo economico il Comune avesse stanziato.

La risposta, non dico sia stata solo deludente, ma molto superficiale, al limite della legalità. Mi è stato detto infatti, cito pressoché testuali parole “Lei pensi a tutto, di contributi non ce ne sono; per rientrare nelle spese potrà vendere la ricotta ed il formaggio che produce li, sul posto.”

Poiché ho fatto altre manifestazioni del genere, so che vendere detti prodotti non è possibile e, qualora lo si volesse fare, è necessario chiedere ed avere il permesso della ASL per la sicurezza e certificazione del prodotto, è inoltre necessario avere il permesso di sicurezza antincendio. Pertanto, ho rifiutato l’invito dicendo che in quei giorni della manifestazione, senza correre rischi, preferisco stare in casa, tranquillo e sereno, con i miei familiari e parenti.”

 

Pietro Brigliozzi

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