Con una cerimonia sobria ma completa, in pieno clima di festa ed abbondante allegria, i coniugi Agostina Angeloni e Antonio Chiodo, circondati dagli affetti più cari delle figlie Mirella e Miranda, dai rispettivi mariti, i generi Giuseppe e Salvatore dalla nipote Alessandra ed il marito Roberto, dai pronipoti Francesco e Cristian, hanno celebrato, in questi primi giorni di ottobre, duemiladiciannove, il settantesimo del loro matrimonio. Un traguardo importante non frequente!

Due persone, Agostina e Antonio, le quali ci hanno ospitato con grande disponibilità e con altrettanto piacere, ci hanno raccontato, anche se in in modo sommario, la loro storia d’amore in questi lunghissimi anni di vita matrimoniale, mettendo in risalto gli inizi del loro volersi bene che poi si è trasformato in sincero amore per settant’anni.

Antonio, come vi siete conosciuti in quei tempi ormai così lontani?
Purtroppo, ma dolcemente dicendolo, ci siamo conosciuti a casa sua, sotto una pianta di prugne; e mi spiego meglio. La sua casa era anche sede scolastica e sul davanti vi era una pianta di prugne, ed io andavo a scuola li, in casa sua. Lei coglieva le prugne e le dava a tutti gli altri ragazzini solo a me lasciava da parte e non mi dava mai nulla ed io ero triste e mi domandavo; chissà perché per me non ci pensa.

Agostina come mai Antonio era sempre all’angolo?
C’erano diversi ragazzini e lui non è che mi piacesse tanto, anzi, poi un giorno gli diedi una prugna e vidi che era tanto contento allora lo cominciai a prendere in considerazione e cominciò e così ci fidanzammo e, dopo un anno, ci sposammo. Ero sedicenne io e diciassettenne lui. Questo l’inizio del nostro amore ed oggi, ringraziando Dio, stiamo qui a festeggiarlo e raccontarvelo.

E’ proprio il caso di concludere questa breve intervista con la celebre frase del sommo poeta Dante Alighieri, adeguata al caso; Galeotta la scuola, il prugno e chi li frequentò.

 

Pietro Brigliozzi