MONTEFIASCONE – “Non ci siamo inventati nulla ma abbiamo raccolto 20 anni di discussioni interne al centrosinistra italiano. Non abbiamo mai toccato la prima parte della Costituzione, ovvero i diritti e doveri dei cittadini.

Invece, è la seconda parte stessa della Carta che ne prevede una manutenzione: lo hanno stabilito i padri costituenti con l’articolo 138”. Così Ettore Rosato, capogruppo del Partito democratico alla Camera dei deputati, ieri sera a Montefiascone intervenendo all’iniziativa per il Sì al referendum del 4 dicembre insieme al collega Alessandro Mazzoli, al consigliere regionale Pd Enrico Panunzi, al segretario provinciale Andrea Egidi e a Valentina Silvestri, responsabile del locale comitato per il Sì. Mazzoli e Panunzi prima di Montefiascone avevano partecipato a un’iniziativa a Marta col sindaco Maurizio Lacchini.

Rosato ha illustrato i cinque punti cardine della riforma. “ Il primo – ha detto – riguarda la modifica del bicameralismo paritario che ha come conseguenza che la maggior parte delle leggi iniziano la discussione ma non la terminano. In 70 anni in Italia abbiamo avuto 63 governi, la Germania 24 e il Regno Unito 20. Significa che abbiamo in media un governo diverso ogni 14 mesi, significa non programmare né fare investimenti ma solo creare debito pubblico per avere consenso”.

“Il secondo punto – ha continuato – riguarda il rapporto tra Stato e Regioni, caratterizzato da un contenzioso che dura da 15 anni e frena gli investimenti, crea disservizi quindi sprechi. Il terzo elemento riguarda i costi della politica: la riforma costituzionale non l’abbiamo fatta per risparmiare ma il risultato è anche un risparmio.

Tagliamo un terzo dei parlamentari, cancelliamo gli enti inutili, mettiamo un tetto agli stipendi. Il quarto punto riguarda il nuovo rapporto che nasce tra cittadini e istituzioni perché il 97% delle leggi, in base alle previsioni, passeranno solo alla Camera. I cittadini potranno usare lo strumento del referendum abrogativo perché con l’abbassamento del quorum avranno maggiori mezzi per cancellare una legge. Così anche per le proposte di legge di iniziativa popolare che avranno tempi certi di discussione. Il quinto punto riguarda l’accusa falsa di un uomo solo al comando, invece non abbiamo aggiunto alcun potere al presidente del Consiglio”.

La parola, quindi, a Mazzoli che ha esordito ringraziando Rosato per la presenza. “Il mio appello va – ha detto – a quanti più cittadini e cittadine possibile perché in queste ultime settimane di campagna fondamentale è parlare con tutti, uscendo dal meccanismo mediatico che non si concentra sul merito della riforma. Il referendum riguarda l’aggiornamento di una parte della Costituzione, la seconda. Consideriamo sbagliati i toni apocalittici di questa campagna referendaria e le personalizzazioni. In gioco c’è il funzionamento delle nostre istituzioni e l’ordinamento dello Stato. Invece, altre forze politiche cavalcano paure, preoccupazioni e diffidenza che poco hanno a che fare con l’oggetto del referendum. Non è in discussione la prima parte della Costituzione, che descrive l’identità democratica del nostro Paese. Ciascuno di noi ha a cuore la difesa di quei valori e di quei principi. Stiamo invece parlando del superamento del bicameralismo paritario, per cui Camera e Senato fanno lo stesso lavoro, pronunciandosi sia sulla fiducia al Governo e su ogni legge, direttiva europea o decreto che sia”.

“Il bicameralismo – ha ricordato – fu scelto all’indomani della Seconda Guerra Mondiale e della dittatura perché le forze politiche avevano bisogno di controllarsi l’un l’altra. Già i costituenti discutevano dei limiti di questo sistema. Nel frattempo, sono intervenuti cambiamenti epocali che ci impongono modifiche per rendere la democrazia reale: penso alla globalizzazione, alla rivoluzione scientifica e tecnologia che ha accelerato ogni processo. Il rimpallo delle decisioni tra Camera e Senato ci sta costando troppo in termini di capacità di decidere e di crescita economica. Con la riforma, solo la Camera diventa titolare dell’azione legislativa e dà la fiducia al governo mentre il Senato rappresenta le Regioni e le Autonomie locali. Negli ultimi 20 anni la centralità del Parlamento è venuta meno perché la necessità di decidere ha fatto aumentare il ricorso a decreti legge e legislativi. Invece, questa riforma limita il ricorso alla decretazione d’urgenza e alla fiducia, ridando centralità al Parlamento”.

“La riforma – ha aggiunto Mazzoli – rafforza gli strumenti di partecipazione diretta con i referendum e le leggi di iniziativa popolare. Si elimina la legislazione concorrente tra Stato e Regioni con maggiore efficienza delle istituzioni e semplificazione. Se vince il No il giorno dopo non c’è un’altra riforma ma le cose resteranno così come sono.

Il consigliere Panunzi ha dichiarato: “Si fa del tutto per mistificare la realtà al fine di non far capire cosa stiamo discutendo. Questa legge per sei volte ha passato l’esame della Camera e del Senato. Ci sono parlamentari che l’hanno votata sei volte e ora voteranno No. Oggi per governare un Paese le decisioni devono essere veloci perché una legge di iniziativa parlamentare necessita di 838 giorni per essere approvata. Chi ha bisogno di rallentare le decisioni non sono i cittadini ma i poteri interdittori che tengono in scacco la democrazia. La Corte Costituzionale oggi si occupa per gran parte dei contenziosi tra Stato e Regioni sulla legislazione concorrente, un federalismo deleterio per il Paese che blocca i processi di sviluppo. Come per la sanità, con cittadini che hanno diversi diritti in base alle zone in cui vivono”.

Infine, Egidi: “Dobbiamo raccontare – è stato il suo appello – il senso di questa riforma, i motivi che ci hanno portato a ricorrere al referendum a causa di forze che nel corso dell’iter si sono sfilate dal processo parlamentare. Se vince il No all’indomani del 5 dicembre rischiamo di ritrovarci con un governo tecnico”.

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