L’estate è terminata e così molti pensano che sia terminato anche il periodo ad alto rischio incendi durante il quale i volontari, specialmente la specifica squadra dell’antincendio, è stata sempre all’erta, ventiquattrore su ventiquattro, e quindi i volontari dell’AS.VO.M., ora, possano godere il meritato riposo, ma non è così.

In questo periodo, vi sono altre impellenti necessità, forse, in qualche caso, anche più pericolose del fuoco; quasi quotidianamente, arrivano alla sala operativa continue richieste per intervenire a rimuovere favi che i tremendi calabroni, correntemente, chiamati dai contadini di Montefiascone, ammazza somari, hanno costruito sia nei vuoti dei tronchi delle piante che nei controsoffitti, specialmente quelli delle costruzioni più vecchie, nelle quali i calabroni, si annidano e proliferano passando per le fessure delle tegole o per le testate dei travi in legno in stato di avanzato degrado, senza dimenticare le canne fumarie dei cammini o delle stufe, essendo rimaste inoperose per tutto il periodo estivo.

Non va dimenticato che i calabroni sono molto pericolosi per l’uomo, in quanto, le loro punture possono essere anche letali se non s’interviene tempestivamente dopo il pizzico.

I volontari dell’AS.VO.M.-O.D.V., che non a torto possiamo definire veri angeli custodi sempre in servizio a disposizione della popolazione, dotati delle speciali tute e scafandri, nel fare questi interventi, da una parte non vogliono pagamento alcuno; non rifiutano, qualora venisse fatta, qualche libera offerta, ma, dall’altra, esigono che i richiedenti l’intervento, acquistino, in proprio, almeno due speciali bombolette, adatte all’intervento da effettuare; bombolette che sono facilmente reperibili in ferramenta molto attrezzate o consorzi agrari.

In questa settimana, che sta volgendo alla fine, tanto per avere un’ idea dell’entità del fenomeno, la specifica squadra formata da Tonino Fiani, Mirko Fiorentini e Michele Lupoli, nel territorio di Montefiascone, hanno effettuato ben quattro interventi abbastanza urgenti, poiché, i favi in questione, erano a ridosso delle abitazioni, più specificatamente, dentro  soffitte e camini.

Pietro Brigliozzi

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