Le due squadre di cacciatori: la Lubrianese 97 e la Lampo 99, ancora in festa nel raduno che si è tenuto nella giornata di domenica ventiquattro marzo, presso un noto ristorante alle porte di Marta sulla strada Verentana; oltre centoventi, tra cacciatori e simpatizzanti, le persone partecipanti alla colazione sociale.

Un’occasione, nella quale, i cacciatori hanno voluto ribadire, come affermato da uno dei capo squadra, Danilo Guadagnini, la loro sensibilità ed il rispetto per la natura nelle sue due componenti: flora e fauna.

La caccia è innata nell’animo dell’uomo, ma il cacciatore della nostra era ha un suo codice deontologico in base al quale, nello svolgere la sua attività venatoria, intende e rispetta le regole della fauna naturale che caratterizza il territorio. Rispetta i tempi naturali della riproduzione delle varie speci, rispetta le specie protette, rispetta l’abitat che la fauna richiede e della quale necessita.

Siamo consapevoli che spesso gli agricoltori, come alcune associazioni di protezione degli animali, non ci vedono di buon occhio, ma il venir meno di una certa fauna e di certe specie di animali, non è dovuta solo alla caccia benzì a ben altri elementi ed altre cause che non spetta a noi giudicare.

Sul finire del pranzo sociale, sono stati elargiti riconoscimenti di vario genere, strettamente legati all’attività tecnica venatoria con le famose Padelle bucate, equivalenti a quante fucilate i cacciatori hanno madato a vuoto, mancando l’animale; quindi la consegna delle coppe premio ai più validi tiratori, ed infine l’attestato di riconoscimento ai componenti della singola squadra, dimostratratisi più validi nell’intera stagione vanatoria.

Una giornata nella quale cacciatori e loro simpatizzanti ed amici si sono ritrovati in un momento di amicizia e fraterna solidarietà nella gioia della convivialità più spensierata; un momento di amalgama sociale che della caccia ne ha fatto un valore atto a favorire e sviluppare buoni rapporti sociali anche a livello personale ed umano.

Durante l’inconto, tra i vari discorsi fatti, nel contesto del ripopolamento delle varie specie di animali, specifiche di un certo territorio, si è anche parlato della razzionalizzazione del medesimo, tenendo conto delle esigenze che ha la produzione agricola e dei requisiti che essa richiede. Purtroppo negli ultimi tempi, specialmente per la specie cinghiali, non sempre, si è tenuto conto di questo rapporto, per cui, oggi, in molti territori di produzione agricola il ripopolamento del cinghiale non ha più significato un equilibrio della specie, ma uno sproporsionato incremento che è sfociato in un continuo danneggiamento delle culture e gli agricoltori hanno ben ragione a lamentarsi.

Il vero cacciatore, nel rispetto delle leggi e del suo codice deontologico, non è un distruttore della realtà faunistica, come spesso lo si ritiene, ma è quasi il tutore della medesima. Comunque tra i tanti cacciatori ci può essere anche qualcuno poco sensibile che del codice deontologico e delle normative non è semrpre, stretto osservante.

Pietro Brigliozzi

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