Dall’alto della facciata antica dello storico palazzo della scuola Golfarelli, orologio prezioso, alla città dimostri la tua ora enigmatica, essendo, da mesi, rimasto fermo alle tredici e cinque.

Eri il riferimento dei cittadini, al loro vivere, scandivi le ore e le loro frazioni ed eri punto di riferimento nel determinare il trascorrere del tempo e lo sguardo di tutti i cittadini leggeva in te l’andamento della giornata.

Un tempo ascoltavi i rumori delle bighe e dei carri che passavano per le vie sottanti, poi recepivi i rumori delle poche auto le quali, nel tempo da te scandito, pian piano, hanno preso il posto di quei mezzi di trasporto, senza dimenticare il vocio dei cittadini, i quali, sulla piazza, ai tuoi piedi, trascorrevano il loro tempo libero in gioiose baloccate.

Oggi, fermo su quelle tredici e cinque, ammiri il vorticoso andare del frenetico traffico automobilistico che non bada più al tuo fermo; il tuo indicar le ore ed i minuti, forse non serve più, visto che sei li, abbandonato nella tua solitudine delle e tredici e cinque e nessuno si cura di renderti ancora utile nella determinazione dello scorrere del tempo.

Rimani li, impotente, ma il tuo vederti fermo, quasi spinge a comprenderti in un tempo di attesa che, chi di dovere, prima o poi si ricordi di te perché tu possa, ritornare a scandire ore e minuti e, con i tuoi solenni rintocchi, diffonderli di nuovo per la città, nella consapevolezza che sei un elemento prezioso e storico nel contesto dell’ornato della città.

Pietro Brigliozzi