MONTEFIASCONE – La prima, delle tre esibizioni, previste sul cartellone della terza edizione del presepio vivente, per le vie che conducono alla Rocca dei Papi, in Montefiascone, non ha avuto quel successo che molti si aspettavano compresi, forse, gli stessi organizzatori.

Diversi i motivi dell’insoddisfazione della gente, non poi così numerosamente presente come nelle altre due edizioni. Notevole è stato il lavoro profuso dagli organizzatori nella preparazione e per l’allestimento delle varie scene e della varie sceneggiature, ai quali va dato merito. Lavori che però, essendo stati affidati all’ormai ben noto impiego di tavolame vario non fa più colpo sulla psicologica curiosità della gente.

Finita questa curiosità, è venuta meno anche l’apprezzamento per quanto è stato messo in campo.
La maggior parte delle critiche sottolineano l’impervietà del percorso, tutto in salita su vie costellate di gradinate, certo non così idoneo e valido sia per le persone anziane, sia per le giovani coppie che devono portare con se, i propri piccoli nei passeggini. Perplessità sull’eccessivo volume del supporto sonoro il quale, anziché creare un ambiente natalizio, è risultato molto fastidioso all’udito; senza dimenticare i vari brani musicali diffusi che non contribuivano a creare la tradizionale atmosfera natalizia, come il vescovo Fabio Fabene aveva puntualizzato nel suo discorso di saluto prima dell’inizio ufficiale della manifestazione, ma erano distraenti dalla realtà oggettiva che l’evento Presepio intende porre all’attenzione ed alla riflessione dei visitatori.

Qualche intenditore e conoscitore di musica non ha risparmiato di dire: “Ma in Montefiascone la sesta sinfonia di Beethoven, detta appunto Pastorale poiché scritta dal grande musicista proprio per le Festività Natalize, non si conosce??!! Il presepio vivente non è messa in scena di ricordi più o meno tradizionali, di professionalità di scenografia più o meno artistiche, ma solo, e soprattutto, il rivivere la realtà storica di un Dio che si è fatto uomo perché l’uomo diventasse come Lui, per cui, la fedeltà, la più vicina al racconto evangelico, significa la bellezza del presepio stesso.

Molte persone hanno rimpianto la validità del luogo intorno alla chiesa del Corpus Domini, nella frazione Coste, ove si sono tenute le due precedenti edizioni. Nessuna polemica si vuole creare, ma basti pensare al celebre presepio del famoso scultore Bernini, costituito dai soli cinque personaggi, in puro marmo bianco, che è meta di migliaia di visitatori all’anno.

Altra sottolineatura ha riguardato il servizio Bus navetta del quale non si è avuta traccia nonostante i vari cartelloni locandina disseminati in più angoli del paese; servizio non visto realizzato, poiché, di fatto, evidentemente, non è stato necessario. Per il ridotto afflusso dei visitatori, accorsi con le proprie auto, sono stati sufficienti i parcheggi propri della ferialità. Qualcuno ha apprezzato il servizio sanitario nella presenza dell’ambulanza dell’Associazione di Solidarietà falisca.

Qualcuno, forse troppo zelante, non ha condiviso anche il settore ristorazione abbinato al Presepio vivente, ristorazione semplice e spicciola che però serve, forse più a far cassa che a far rivivere, nella gente, il mistero della Nascita del Redentore. Non va dimenticato che il Presepio è una realtà propria solo del Cristianesimo; nessun’altra religione ha la rappresentazione della nascita del Dio sul quale essa si fonda o dal quale essa ha avuto origine.

Alla luce di queste riflessioni della gente comune, forse, gli organizzatori dovranno rivedere un pochino tutta la manifestazione ripulendola da certe interferenze superflue, integrandola con scene più evangeliche, riportandola così, nei giusti parametri, compresi quelli della sicurezza.

Brigliozzi Pietro

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