“Chi e perché ha ucciso Aldo Moro”, giovedì incontro a Nepi

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NEPI – Giovedì 23 febbraio, alle ore 18.00 presso la Sala Nobile del Palazzo comunale di Nepi, l’on. Gero Grassi terrà un incontro sul tema: “Chi e perché ha ucciso Aldo Moro”, organizzato dal circolo locale del Partito Democratico.

“Nell’attuale situazione politica – afferma Virgilio Gay, segretario del circolo PD di Nepi – si va sempre più delineando uno scenario nazionale in cui il Movimento 5 stelle si attesterebbe sul 30% dei consensi, altrettanto il polo disunito delle destre così come le componenti divise della sinistra. Per il Partito Democratico,
non guardare alla componente moderata di ciascun altra formazione politica significa sancire una democrazia bloccata dal sistema elettorale proporzionale.

Muoiono l’intuizione inclusiva di Moro e le ragioni che hanno portato alla fondazione del PD: la sintesi delle culture che hanno attraversato il ‘900. Per quanto concerne la realtà economica e sociale – continua Gay – serve interpretare il nuovo scenario offerto dalle tecnologie che sottraggono lavoro e dalla globalizzazione che scompone e ricompone le classi sociali. Bauman ci ha lasciato la nozione di società liquida, intendendo con tale immagine il venire meno dei riferimenti istituzionali che erano alla base del patto tra cittadino e stato. Bisogna perciò trovare nuove forme di tutela, bisogna reinterpretare il lavoro offrendo a tutti l’opportunità di realizzare attraverso esso la propria persona. Conseguire tutto ciò senza alzare barriere perché non si può dimenticare il rischio insito nel socialismo che abbandona la dimensione internazionale per ripiegare nei confini nazionali. Da tempo si dice che in Italia la politica è di sinistra ma l’elettorato è di destra.

Ora, se la politica è dividersi per la data di un congresso o per allagare il campo di gioco trasformandolo in un pantano, allora a sinistra non si fa più politica. La politica è progettualità, dialogo, sintesi d’interessi contrapposti. Poi le idee devono lasciare spazio all’azione amministrativa. Per dare concretezza al pensiero, trasformarlo in azione di governo. Altrimenti resta un mero esercizio filosofico, incapace di creare consenso perché non in grado di trasformare la realtà, dando risposta ai bisogni quotidiani delle comunità. Da questa dilatazione dei tempi liturgici della politica nasce il populismo. Proprio la decadenza della politica senza azione di governo apre la strada alla dittatura. La storia ci insegna, quella nostra e quella tedesca, che il fascismo e il nazismo vanno al potere con il consenso popolare. Non con atti di forza. Ecco – conclude il segretario PD – che allora che la figura di Aldo Moro, il suo pensiero, diventano attuali. Il Partito Democratico ne ha raccolto l’eredità. Oggi non può dissiparla”.

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