Martedì 29 novembre 2022 l’Assemblea ei Sindaci ha deliberato l’aumento delle tariffe idriche sul territorio dell’ATO 1 Lazio Nord Viterbo. A seguito di ciò non sono mancate le polemiche, amplificate dalla forza dirompente dei social. Purtroppo, però, leggendo alcuni commenti scaturiti dalla vicenda, mi sto rendendo conto che la popolazione poco o nulla sa di come effettivamente funzioni il servizio idrico. Comunque fa malissimo leggere che i Sindaci ieri presenti che hanno votato l’aumento siano considerati “buffoni” o “magnapane” mentre chi è scappato alle proprie responsabilità, non partecipando né delegando, è considerato un eroe. Tra l’altro, dai miei conti e penso che sia facilmente verificabile, se gli assenti avessero partecipato all’Assemblea votando contrario, il provvedimento di aumento non sarebbe stato approvato.

Comunque aldilà della situazione contingente, leggendo i commenti della gente, ho preso lo spunto per cercare di chiarire in maniera semplice, serena e, spero, esaustiva qualche dinamica di funzionamento di questo servizio.

Perché i Comuni devono entrare in Talete?

Talete è una Società per Azioni totalmente pubblica in quanto tutte le quote sono detenute da Comuni e Provincia.

Talete, ma poteva chiamarsi Pitagora, o Acea o vattelapesca è il Gestore Unico del servizio idrico integrato del nostro comprensorio, il territorio dell’ATO 1 Lazio Nord, che più o meno corrisponde alla provincia si Viterbo. La legge Galli lo ha previsto già dal 1994, il Codice dell’ambiente del 2006 ha rafforzato il concetto. La filosofia che ha animato la legge è che tutti i soggetti all’interno di un determinato territorio con caratteristiche più o meno omogenee fruiscano dello stesso servizio, paghino le medesime bollette, abbiano il medesimo referente. La filosofia della legge ha lo scopo di evitare disparità tra cittadini di Comuni appartenenti allo stesso territorio, talvolta confinati; disparità che, purtroppo, al momento sono evidenti.

L’acqua è un bene primario e dovrebbe essere gratis.

Il cittadino non paga l’acqua in sé ma paga il servizio necessario affinchè l’acqua esca potabile dal suo rubinetto. Questo servizio ha un costo enorme. L’acqua va prelevata, dearsenificata in presenza di arsenico, clorata, distribuita, analizzata continuamente, depurata al termine del ciclo. In più ci sono le riparazioni delle reti di distribuzione e fognarie (nel nostro territorio, in ogni Comune, sono all’ordine del giorno attesa la vetustà delle reti) e tutta la parte amministrativa connessa alla lettura dei contatori, bollettazione, ecc. Questo, ovviamente, deve essere fatto su tutto il territorio dell’ATO.

Mi sembra che quando per qualche motivo l’acqua arrivi nelel case tutti soffriamo grossissimi disagi e ci arrabbiamo. Ma per farla arrivare al rubinetto, l’acqua costa e tanto!!

Comunque costa troppo.

E’ vero, aldilà del tritato e ritritato luogo comune della scarsa efficienza strutturale/organizzativa della Talete, che però ormai è storia, e poco più c’entra con l’attuale situazione, ci sono una serie di circostanze contingenti, tutte negative, che appesantiscono il costo del servizio, ovvero:

  • Il nostro è un territorio vasto (l’intera Provincia) con pochi utenti (poco più di 300.000 abitanti); tanti costi fissi ripartiti tra pochi cittadini e quindi i prezzi salgono. Per questo noi siamo considerati una ATO debole. Di contro si pensi all’ATO di Roma ed a quante persone concorrono in quel caso a pagare i costi fissi. Per questo i Sindaci e la Provincia avevano chiesto con forza un ATO unico regionale: per spartire i costi su molte più utenze; richiesta non accolta.
  • Dearsenificazione. Al contrario di altri territori da noi c’è una forte presenza di arsenico; l’arsenico va eliminato perché se la concentrazioen supera i parametri consentiti, l’acqua non è potabile. La dearsenificazione ha un costo esagerato che altri territori non hanno.
  • L’aumento incredibile delle spese dell’energia elettrica che, per Talete rappresenta un costo fondamentale; tutto funziona con l’energia elettrica: le pompe, i dearsenificatori, i cloratori, i depuratori; sono cifre enormi che nel 2022 dovrebbero attestarsi sui 15 miliorni di €.

Per l’elevato costo dell’acqua mi capita, talvolta, di confrontarmi con famiglie costituite solitamente da 3/4 persone che si lamentano perché pagano 3/400 € all’anno. Sicuramente non è poco ma ricordo che si tratta di poco più di 1 € al giorno. Di energia elettrica a casa quanto paghiamo? Di gas? Di benzina? Di pallet? Sono tutti aumentati in maniera considerevole anche del 100%; l’acqua verrà aumentata del 12. Perché per questi aumenti nessuno si lamenta mai o comunque non così veementemente come per l’acqua? Chi ha interesse a creare continuamente zizzania tra la popolazione? L’acqua è un diritto, sono d’accordo. Ma riscaldarsi o mangiare non lo sono ??

Paghiamo tutti questi soldi ma l’acqua non è buona.

Per questo vi invito a verificare sul sito della ASL nell’apposita sezione i parametri delle acque dei singoli comuni. Ma fatelo. E’ interessante.

In questo momento che tutte le bollette sono aumentate ora aumentano anche l’acqua.

E’ la cosa più ovvia e scontata. Qualcuno crede che Talete non subisca o non ha subito gli aumenti dell’energia elettrica o delle materie prime (necessarie per le riparazioni)? L’energia elettrica nel 2022 per Talete è più che raddoppiata. Si parla di un aumento che a fine anno dovrebbe aggirarsi su oltre 8 milioni di euro. Dove pensiamo che Talete reperisca queste risorse? Cosa fa? Va a rubare?

E’ solo questo il motivo per cui i Sindaci sono stati costretti ad aumentare le tariffe.Mica siamo imbecilli (cfr Ermanno Nicolai sindaco di Tessennano); io aggiungo: mica siamo così sadici a godere nel vedere i cittadini costretti a pagare di più! Quale Sindaco, non solo d’Italia ma del mondo intero, può avere il piacere o il vantaggio ad aumentare le bollette?

Talete deve fallire perché così non si può andare avanti.

Se Talete fallisse, sarebbe un disastro. I motivi sono tanti, troppi. In particolare:

  • non abbiamo un’alternativa immediata e veramente attuabile se non quella di ricorrere ad aziende private che svolgono questo servizio ma che comunque ritengo non essere in grado, neanche loro, di intervenire immediatamente. Ciò comporterebbe che il servizio idrico diventi a gestione totalmente privata.
  • i Comuni della Provincia rischierebbero di perdere le quote di capitale sociale di appartenenza;
  • i comuni della Provincia creditori di talete (ce ne sono tanti e per tanti milioni) rischierebbero di non recuperare i loro crediti con conseguenze inimmaginabili sui bilanci comunali;

le ditte fornitrici di beni e servizi, gran parte appartenenti alla nostra Provincia, rischierebbero di non recuperare i loro crediti commerciali;

  • I lavoratori di Talete rimarrebbero senza lavoro.

Perché la gestione del servizio non se la riprendono i Comuni?

Perché aldilà che non sia legalmente previsto e possibile, è difficile che i Comuni, specialmente quelli che non gestiscono più il servizio da anni, abbiano le competenze, conoscenze e risorse per poterlo gestire in economia e nel rispetto della legge; come detto si tratta di un servizio diventato estremamente complesso e delicato, per le conseguenze sulla salute dei cittadini, dell’ambiente e per le gravissime responsabilità, anche penali, connesse.

I Sindaci vogliono privatizzare l’acqua.

I Sindaci, come tutto il mondo vuole che l’acqua costi poco; è ovvio che se il servizio lo gestisce il privato, questi decide secondo le leggi di mercato alla ricerca del massimo profitto e quindi i costi rischierebbero di lievitare.

I Sindaci hanno votato per cedere solo una quota minoriataria del capitale sociale. La maggiornaza delle quote rimarrebbe, tuttavia, pubblica.

Poiché la Talete per i motivi già ampiamente decritti, a cui si aggiunge un naturale ma elevato grado di morosità, ha bisogno di liquidità, l’unica soluzione percorribile è quella di cedere una parte minoritaria delle quote possedute al socio privato, sempre se a seguito di gara si trova, in cambio di liquidità. Altre soluzioni reali non ci sono. Chiacchiere tante, proclami tantissimi ma soluzioni reali zero.

Con questo non voglio convincere nessuno ma spero di aver fornito qualche motivo di chiarezza necessario affinchè la dialettica possa svolgersi su un piano di consapevolezza e rispetto reciproco in tutte le sedi.

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