VITERBO – Di seguito lo sfogo di una madre addolorata per la sofferenza provata dall figlia per l’avvio dei lavori al Parco delle Querce. “Viola piangeva ieri sera, lacrime calde e innocenti come solo quelle dei bambini sanno essere. Piangeva perché ha saputo che il parco delle querce sarà distrutto, piangeva perché il parco dove ha tirato con l’arco, fatto corsi di fotografia, fatto merenda, semplicemente giocato da ieri non c’è più.

 

E io davanti a quella tristezza sincera mi sono sentita impotente e incapace….incapace di offrire una consolazione …..incapace di aver difeso lei dal dolore e il parco e i suoi alberi maestosi da tanta distruzione. Eppure ci abbiamo provato… in tanti…. abbiamo raccolto firme, parlato con gli amministratori , i politici….abbiamo cercato di far capire quanto era importante il parco…

 

Un parco che per qualsiasi altro comune sarebbe stato un fiore all’occhiello dell’amministrazione….un parco con querce secolari e ulivi nella città gestito con un esempio di civismo raro direttamente dai cittadini che a costo zero per tutti organizzavano corsi , incontri, merende. Un parco di cui un sindaco poteva andare orgoglioso per attività e partecipazione dei cittadini, la dimostrazione che non servono soldi dove c’è senso civico e partecipazione.

 

Un parco vivo che il comune letteralmente scippa ai cittadini…glielo sottrae, glielo ruba mentre ancora erano in programma tante iniziative come la merenda pic-nic di giovedì 21 maggio.
E allora io vi maledico…e non maledico solo chi per tornaconti personali se ne è fregato di tutto e ha deciso di continuare per una strada che portava alla rovina e alla cementificazione …..io maledico chiunque di voi occupi un posto in questa amministrazione e non ha fatto nulla per salvare il parco….maledico chi ha pensato “non mi riguarda”….maledico chi si è affacciato e ritirato usando come alibi per la sua coscienza “io di più non posso fare”….maledico amministratori e politici che sono stati in finestra a guardare lo scempio.

 

Con la rabbia che mi sale a vedere i mezzi pesanti calpestare l’erba, la recinzione a farci estranei in un posto che ci apparteneva e le lacrime di mia figlia io vi dico, con l’unico strumento che mi è rimasto, il più antico del mondo, che voi siate maledetti!”

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