Massimiliano Chindemi

 

VITERBO – Da almeno una settimana, negli ambienti dediti a inebriarsi (fino al rimbambimento) della sterile politica locale, si fa un gran parlare della mozione di sfiducia al sindaco Leonardo Michelini.

 

Un atto (o evento, a seconda del grado di adrenalina posseduto) certamente di rilievo, non fosse altro perché, per la prima volta, si dibatte concretamente in merito alla possibilità di delegittimare o meno uno dei primi cittadini più criticati della storia recente di Viterbo.

 

Peccato però che a tanta attesa, condita da proclami rivoluzionari di questo o quel Masaniello in salsa viterbese, spesso travestito da consigliere comunale di opposizione, vi sia la piena consapevolezza che, dopo il voto, tutto continuerà ad essere come prima.

 

Difficile infatti pensare che da una maggioranza ormai in frantumi già da diverso tempo, che nel corso degli ultimi 12 mesi ha perso ben tre consiglieri, possa oggi fuoriuscire qualcuno che possa “tradire” la causa micheliniana facendo cadere, in maniera definitiva, il traballante castello di carte costituito dall’attuale amministrazione.

 

Non mancheranno certamente le critiche e le polemiche da parte di alcuni: tra questi, si prevedono aspre reprimende, sponda Pd, da parte di Arduino Troli e Marco Volpi, due consiglieri veraci provenienti dalle frazioni che certamente non mancheranno di manifestare la delusione per l’immobilismo palesato da questa amministrazione nei riguardi degli ex Comuni (e non solo).

 

Sempre dal Pd, non è escluso un intervento critico del capogruppo Francesco Serra, che in maniera certamente più velata rispetto al passato (l’Unione comunale potrebbe insorgere indignata) non mancherà di ricordare al sindaco i punti del programma elettorale concordato a suo tempo con il partito democratico.

 

Possibile un’espressione di malumore anche  da parte del consigliere di Oltre le Mura Paolo Simoni, che come fatto in occasione della votazione sull’ordine del giorno relativo all’emergenza abitativa potrebbe turarsi il naso e votare in difesa del sindaco per il “bene della maggioranza”.

 

A prescindere da possibili e ulteriori colpi di scena, più o meno prevedibili, di una cosa siamo comunque già certi. Questa sera, quando tutto sarà finito, i consiglieri votati dal popolo viterbese due anni e mezzo fa, saranno ancora tutti ancorati al proprio scranno.

 

In maggioranza, d’altronde, gli scenari conseguenti a un voto contrario al sindaco sono ben noti a tutti. Sfiduciare Michelini, per molti di loro, rappresenterebbe infatti la fine anticipata di una carriera politica già destinata a concludersi al termine di questa consiliatura.

 

Perché dunque privarsi in anticipo del prezioso titolo di consigliere comunale di maggioranza, nonché della possibilità di continuare a darsi un tono senza fare nulla di concreto per i cittadini?

 

No, non sarebbe una mossa redditizia. Meglio dunque rimanere al proprio posto e continuare a ingoiare bocconi amari votando, a piacimento della giunta, questa o quella delibera (rigorosamente non condivisa).

 

Ma si, meglio così. Meglio seguire l’esempio di Don Abbondio e continuare ad essere dei vasi di terracotta, costretti a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro.

 

Nessuna rivoluzione, nessun ribaltone, nessuna presa di posizione reazionaria; solo un mesto e miope tirare a campare a cui oggi, almeno in maggioranza, nessuno avrà il coraggio di contravvenire.

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