Martina Salza

SUTRI – “E’ giunto il momento di fare chiarezza. La mia lettera aperta al Prof Sgarbi, scritta con coscienza ed in seguito a profonda riflessione, così come l’invito a lui rivolto, a venire nella nostra città, evidenziava il rispetto per una persona del suo rilievo, la volontà di una fruttuosa collaborazione, ma soprattutto tratteggiava il quadro di una città dai profondi e precari equilibri politici.

E non mi ero sbagliata, devo constatare con grande amarezza che questa storia ha fatto emergere problematiche di fondo serie ed oggettive.

Quelle legate alle diverse e ormai logore forze politiche della nostra città, senza via di scampo per nessuno.

Quelle inermi ed inerti figure che, all’improvviso, di nuovo resuscitate, fanno ora a capelli per assicurarsi una bella fetta di torta da gustare, senza sforzo alcuno (tranquilli, la parte mia ve la lascio, spartitevi pure quella).

E, ahimè, è evidente l’immagine di una realtà politica pronta per interesse ad indossare qualsiasi casacca, ad autoeleggersi difensori della patria, a sedere vicino a chiunque, immemori di quelle antiche e sanguinose guerre intestine che hanno portato alla deriva la nostra città.

Collezionisti di poltrone, alleati all’occorrenza, traditori coscienti e non, abili fiutatori e sedicenti difensori del bene comune, in un arcobaleno politico ormai sbiadito: ecco che cosa è la nostra Sutri oggi (mio nonno direbbe tutti tinti della stessa callara!!).

Permettetemi di esprimere il mio sdegno, con tutta la responsabilità che dovrò assumermi dopo queste mie parole, e di offrire un rimedio, che certamente non deve venire da fuori, ma da noi stessi: torniamo a provare vergogna!

Sì, elogiamo questo sentimento per il suo potere rivoluzionario, l’unico potere che forse ci renderà consapevoli di ciò che stiamo facendo alla nostra città.

Questo è l’amore per Sutri?

Ci ho provato. Ho bussato alle porte di tutti, con la passione che mi contraddistingue. Ma ho incontrato solo resistenza, opportunismo, bugie e fake news (che va pure di moda).
“La migliore città è quella in cui i cittadini temono più la vergogna che la legge”. Così sosteneva Cleobulo di Lindo, uno dei sette savi dell’antichità. Ma questo succedeva tanto tempo fa. Quando ancora vergognarsi era una virtù civica”.

Martina Salza
Commenta con il tuo account Facebook