VITERBO «Nessun aspirante sindaco, nessun candidato, nessun simbolo da barrare sulla scheda elettorale. Viterbo Rinuncia non potreste votarla nemmeno se voleste, perché è un progetto che non ha nulla a che fare con le poltrone.

Viterbo Rinuncia è una lista cinica (con la n) che nasce dalla convinzione che ci siano molti modi di incidere sul presente e sul futuro di una città. Come ad esempio quello di rivendicare con orgoglio il ruolo dei privati cittadini. Anche con il linguaggio della satira amara.

È da troppi anni – e da molto più di una consiliatura – che la cosa pubblica è tenuta in ostaggio dai personalismi. Mentre la realtà viene appiattita su slogan incapaci di mascherare un declino inesorabile. Viviamo in una campagna elettorale perenne, e intanto le città si impoveriscono. La società si disgrega. Gli egoismi prevalgono. Viterbo non fa eccezione.

Si parla molto, moltissimo, eppure l’economia resta ferma, le strade sono sempre più sporche e il senso di comunità si dissolve lentamente. Certo, non tutto è perduto e ci sono anche esempi virtuosi. Ma si ha l’impressione che a molti convenga far finta che la situazione non sia poi così grave, mentre raschiamo il fondo di pressoché ogni classifica sulla qualità della vita.

Non ci interessa individuare un colpevole, perché Viterbo Rinuncia non vuole essere un attacco politico mirato a qualche candidato o partito, né tantomeno un invito all’astensionismo. Vuole essere qualcosa di decisamente migliore. Un contributo alla discussione sulla nostra città, una risposta d’aiuto che viene dal basso. Mettendoci la faccia ma senza metterci in mostra.

Nei giorni scorsi, non sapendo con esattezza chi vi fosse dietro l’iniziativa, qualcuno ha provato a ricollegare direttamente Viterbo Rinuncia a precedenti esperienze politiche, sbagliando. Viterbo Rinuncia è un contenitore apartitico, eterogeneo, aperto a tutti. Una voce che non ha la presunzione di essere l’unica. Ma che si colloca al fianco del civismo che in questi anni ha contraddistinto molte associazioni e privati cittadini.

Fino al 10 giugno la provocazione di Viterbo Rinuncia consisterà in una campagna elettorale fine a se stessa, immaginaria, surreale, ‘ribaltata’, a costo zero, condotta secondo i toni della farsa ma ispirata da motivazioni molto serie.

Se una certa politica si rifiuta di vedere la realtà e si nasconde dietro i sorrisi rassicuranti e gli slogan vuoti, allora aiutiamola ad aprire gli occhi battendola al suo stesso gioco. Inventiamo slogan più forti, detestabili, ‘sbagliati’, che però puntino i riflettori su temi veri, problemi irrisolti, ricette inconcludenti.

Un ‘grande scherzo’, ma guai a pensare che sia solo goliardia. Viterbo Rinuncia è un gioco serio, una chiamata all’azione, un laboratorio di idee che non si fermerà il 10 giugno.

Viterbo rinuncia alla rassegnazione. Viterbo rinuncia a farsi prendere ancora una volta in giro. Viterbo Rinuncia prende in giro.»

Viterbo Rinuncia
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