PROVINCIA – “In qualità di responsabili delle associazioni Accademia Kronos e Associazione Italiana Cultura e Sport Comitato provinciale di Viterbo, desideriamo chiedervi una presa di posizione da parte del vostro Comune rispetto il dibattito in corso e le decisioni da prendere per la gestione del Servizio Idrico Integrato.

 

Come ben sapete, mentre i gruppi e comitati per l’acqua pubblica, in rispetto del dettato che l’acqua è un bene primario da garantire a tutti i cittadini, presentavano in Parlamento una proposta di legge per la pubblicizzazione dell’acqua e di tutto il servizio idrico integrato, legge mai sottoposta all’esame della commissione della Camera dei Deputati, c’è stato chi ha tentato con il Decreto Legge Ronchi la sua privatizzazione.

 

Per bloccare questa iniziativa i gruppi per l’acqua pubblica hanno raccolto le firme per il Referendum, che ha cancellato le norme del Decreto Ronchi che la privatizzavano e con questo ha sancito la vera volontà degli italiani e cioè la pubblicizzazione della gestione dell’acqua.

 

Anziché accettare e legiferare come la volontà dei cittadini italiani, sono continuate le grandi manovre per regalare al privato un business di almeno 100 miliardi di euro. I movimenti per l’acqua pubblica hanno allora presentato una proposta di legge alla Regione Lazio, che è stata fatta propria dal Consiglio regionale con la legge n.5 del 4/4/2014. La legge n. 5 della R L, nonostante l’impugnazione da parte del Governo Renzi, è attualmente in vigore, pertanto i movimenti hanno studiato un progetto, così come previsto dalla stessa legge n. 5 e nel rispetto dei principi e delle condizioni di cui al D.Lgs 152/06 modificato dal D.L. 133/2014, di ripartizione del territorio regionale in 19 ambiti di bacino idrografico e l’hanno presentato alla Regione, chiedendo altresì di procedere con la istituzione dei Consorzi comunali e la redazione di una convenzione tipo di cooperazione.

 

Tali atti sono stati effettuati dal Coordinamento regionale acqua pubblica Lazio e dai movimenti per l’acqua pubblica, dato che la Regione Lazio è fortemente in ritardo sulle scadenze della legge n.5 del 2014 e ciò potrebbe essere voluto per favorire il commissariamento dei Comuni che non sono ancora passati alla Talete che la Regione potrebbe effettuare dal 01/04/2015. Il passaggio alla Talete dei Comuni rimasti consentirebbe la privatizzazione completa dell’acqua, che andrà in mano a multinazionali sempre più potenti, espropriando da ogni decisione i Comuni e i cittadini. Alcune forze politiche, nonostante la vera volontà dei cittadini, più o meno apertamente, ancora sostengono la privatizzazione.

 

Riteniamo che ciò sia la cosa da contrastare fortemente. Le nostre associazioni, convinte che l’acqua sia un diritto umano, così come sancito dalle risoluzioni dell’ONU e della Unione Europea, sostengono la battaglia dei movimenti per l’acqua che richiedono il rispetto di questo diritto, al pari della prevenzione sanitaria e della stessa sanità pubblica. Rivolgono, pertanto, agli amministratori sensibili ai diritti della cittadinanza, la richiesta di esplicitare urgentemente, con deliberazione del Consiglio comunale o altra iniziativa ritenuta idonea, la volontà degli amministrati, che non può essere per la privatizzazione dell’acqua, per questi principali motivi :

 

-La privatizzazione non garantisce il diritto di tutti i cittadini al bene acqua;
-i costi così come dimostrato dalle gestioni private (vedi Talete, ACEA e altre grandi società) aumenteranno ancora di più a dismisura, poiché i privati caricheranno sui cittadini il costo di tutto il servizio, delle opere necessarie di presa e distribuzione, dei filtri e dei dearsenificatori e della loro manutenzione, a differenza della gestione pubblica che non lo prevede, essendo questi costi a carico della fiscalità generale;
-la gestione pubblica permette la trasparenza, poiché i rappresentanti del Comune rispondono direttamente al Consiglio comunale, cosa diversa dalla gestione privata, che non tiene in alcun conto i consigli comunali e quindi i cittadini;
-la gestione privata rende precario il lavoro degli addetti”.

 

Raimondo Chiricozzi
Ennio La Malfa

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