ROMA – “Insieme per discutere di agricoltura alla vigilia dell’8 marzo” queste le parole di Marina Sereni in occasione della proiezione del film “Le Meraviglie” alla Camera dei Deputati alla presenza della regista. Il film, diretto da Alice Rohrwacher e prodotto da Tempesta di Carlo Cresto-Dina con Rai Cinema, parla di quattro sorelle cresciute in una famiglia poliglotta di apicoltori e agricoltori. Lo scorso anno è stato premiato con il Grand Prix Spécial della Giuria al Festival di Cannes.

 

L’appuntamento, organizzato dalla Vicepresidente Sereni e dalle Onorevoli Terrosi e Cenni della Commissione agricoltura, si è aperto con i saluti e i ringraziamenti della Vicepresidente “Questo evento ci colloca dentro una grande attualità quale è il percorso verso Expo 2015 che porterà l’Italia ad essere non solo un ‘grande evento espositivo’, ma soprattutto a promuovere una riflessione collettiva sull’agricoltura e sul rapporto tra le persone”. Promotrice dell’iniziativa, l’On. Terrosi è intervenuta sottolineando come “il film di Alice Rohrwacher l’ha riportata al legame con la terra e il territorio di appartenenza”. Il film è infatti girato nel territorio che accomuna la regista e la deputata – Alto Lazio, a cavallo con Umbria e Toscana. “Lo spunto che ho voluto cogliere, continua Terrosi, è quello per cui l’attività agricola non viene vissuta dai protagonisti in modo romantico, ma come duro lavoro, per il quale serve meticolosità, professionalità e abilità, caratteristiche queste che sono strettamente legate alla passione con cui si fa un mestiere che si è scelto”.

 

Sulla scia degli interventi, Susanna Cenni prende la parola collegandosi al concetto di salvaguardia dell’agricoltura, al ruolo delle donne in agricoltura e tutela del cibo, come quella intesa negli obiettivi della FAO – Food and Agricolture Organization of the United Nations. Cenni, che attualmente lavora alla proposta di legge ‘Norme per la tutela della terra quale bene comune e per il riconoscimento delle agricolture contadine e familiari’, prende spunto dalla scelta della regista di veicolare un’immagine anche dura di una famiglia che vive di agricoltura, per focalizzare l’attenzione “sull’autenticità della dimensione agricola, fuori da tentazioni spesso bucoliche, stereotipizzate. Spero davvero in un autentico ritorno dei giovani alla terra, ma li aiutiamo se abbiamo chiari la fatica, le difficoltà, e se supportiamo nel modo giusto anche la dimensione familiare”.

 

Alice Rohrwacher è andata più nel dettaglio spiegando il motivo dell’origine del film, ovvero una riflessione sugli stati d’animo resi da testimoni, autentici coltivatori del territorio, intervistati uno ad uno prima di intraprendere le riprese. “Cado volutamente nel luogo comune auspicando una maggiore educazione a quello che è il lavoro della terra e la “protezione” di chi la lavora, così come vanno protette le api in un’ottica ben più vasta di salvaguardia del cosmo – dice la regista –. Ma è il luogo comune quello a cui dobbiamo aspirare per superare il concetto che la qualità sia o diventi un prodotto di nicchia. La qualità è e deve essere un luogo comune, di tutti”.

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