Mancano 90 giorni alla depenalizzazione del suicidio assistito da parte della consulta; infatti la Corte Costituzionale, con una richiesta irrituale, ha dato al parlamento tempo fino al 24 settembre per valutare l’art. 580 del codice penale, data nella quale ha fissato una nuova udienza.

Il Popolo della Famiglia chiede di intervenire a tutti i parlamentari cattolici.

Chiede di intervenire agli oltre 150 membri che si riconoscono nell’intergruppo per la famiglia e vita costituitosi il 18 settembre per affrontare temi quali il contrasto all’utero in affitto, alle adozioni omo-genitoriali, alla legalizzazione delle cosiddette droghe leggere, al suicidio assistito, alla valorizzazione del principio di obiezione di coscienza e all’educazione del gender nelle scuole.

IL sottoscritto Guido Pianeselli coordinatore del movimento nel nord del Lazio chiede agli eletti del viterbese, Mauro Rotelli (Fratelli d’Italia) alla Camera dei Deputati, Francesco Battistoni (Forza Italia) e Umberto Fusco (Lega) al Senato, di esercitare liberamente la loro obiezione di coscienza eventualmente anche in modo autonomo dai rispettivi partiti.

Per smontare la situazione creata a difesa di Marco Cappato che costituirebbe, con un caso pietoso e controverso il cavallo di troia per aprire di fatto ad un suicidio di stato, come purtroppo è già successo in altri paesi tipo Olanda e Belgio, va ribadito dal parlamento che non c’è nessun vuoto normativo e tramite una mozione va confermato e blindato l’art. 580 del codice penale con la seguente formula:

“In materia di aiuto al suicidio su cui le Camere sono state sollecitate dalla Corte Costituzionale in data 24 settembre 2018, ribadiamo l’inesistenza di alcun vuoto normativo, è vigente l’articolo 580 del codice penale e quest’aula ne conferma la validità”.

Ogni altro tentativo di compromesso condurrà al quadro prospettato qualche giorno indietro da Repubblica, la depenalizzazione del suicidio assistito per un compromesso politico, oppure, in modo pilatesco, il non decidere, porterà alla decisione della Corte Costituzionale, soluzione comoda per la politica che ne ribalterebbe su di essa la responsabilità.

La Lega che si fregia di avere oltre 100 parlamentari nell’intergruppo su Vita e Famiglia che hanno fatto trascorrere oltre sei mesi senza fare nulla ed il suo leader che alza il rosario affidando l’Italia al cielo, da partito e uomo di governo, si comportino conseguentemente, non lavandosene le mani come sulla triptorelina farmaco pro gender o, nonostante le promesse, sui fondi per la famiglia, ma intervengano decisamente.

La mozione, che può essere fatta propria da ogni singolo parlamentare, avrà il nostro appoggio; servirà se non altro a smascherare i falsi prolife tra i parlamentari e i partiti, come ha anche sostenuto Assuntina Morresi del Comitato Nazionale per la Bioetica, nota per essere stata l’unica voce dissonante al coro dell’uso gratuito sugli adolescenti del farmaco sopra citato, pericolosamente utilizzato per fermarne lo sviluppo in attesa del cambio di sesso.

Che non abbia a svolgersi il quadro già preannunciato dal quotidiano di Scalfari, probabile dopo il rinvio al 15 luglio della discussione in aula, per un accordo Pd Lega sulla depenalizzazione, oppure l’ignavia della non decisione.

Non vorremo sentire da alcuni, una volta lasciato il tutto nelle mani della Corte Costituzionale, false e non richieste giustificazioni di aver salvato l’Italia dalla legge sull’eutanasia prospettata invece dai 5 Stelle.

Niente propaganda, è in gioco la vita, abbiamo gli occhi aperti, vedremo il comportamento di tutti e ci ricorderemo.

Commenta con il tuo account Facebook