Il partito democratico si sta avviando con passi decisi verso il Congresso. Un percorso – scrive Alvaro Ricci, Capogruppo del Pd al Comune di Viterbo, – che ritengo quanto mai necessario e impellente per dare vita a un confronto che, in tempi certi e ragionevoli, possa riaffermare e rigenerare l’identità del Pd. Un’identità che è salda nei suoi valori, ma che in quest’ultimo periodo ha visto il partito democratico caratterizzato da un senso di smarrimento e incertezza. Ora è arrivato il momento di mettere in campo un’azione politica in grado di guardare al futuro dell’Italia, per tracciare un profilo riformista che sappia dare spazio alle tematiche che rispecchiano la storia del partito come l’equità sociale, la centralità del lavoro, il rispetto dei diritti individuali, senza dimenticare di volgere uno sguardo anche all’ambiente e alla tecnologia per una società aperta allo sviluppo sostenibile.

Le candidature ad oggi in campo, per la segreteria nazionale del partito, sono tutte rispettabili e legittime. Ognuna ha una sua valenza, ma credo che quella di Stefano Bonaccini sia la più rispondente allo spirito riformista del partito democratico sia nell’azione che vogliamo proporre, sia nella concretezza con cui vogliamo portarla avanti. E, soprattutto, credo che la candidatura di Bonaccini sia la più coerente con la valorizzazione delle espressioni territoriali, a cominciare dal lavoro portato avanti dagli amministratori locali, dai consiglieri comunali e provinciali, dai referenti regionali. 

Difatti la credibilità della sua candidatura nasce proprio dall’esperienza politica che Bonaccini ha maturato nel tempo lavorando sul territorio, a stretto contatto con i cittadini. Nel 1990 è stato assessore comunale a Campogalliano. È stato impegnato come segretario provinciale e regionale del Pd, Consigliere regionale. Per poi ricoprire ruoli di rilevanza nazionale come quella del Presidente della Regione Emilia-Romagna e Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. 

Un profilo autorevole che risulterebbe essere un bel segnale di ripartenza per il partito democratico. Auspico infatti che si possa trarre una lezione dagli errori fatti in passato, dando spazio a candidature rispondenti all’effettiva identità della comunità locale, con un autentico legame con il territorio.  

Sostenendo Bonaccini si può e si deve arrivare a un completo azzeramento delle correnti, lasciando spazio alla capacità politica, alla competenza, alla concretezza, al confronto e al dialogo. Si potrà così tracciare una linea chiara del partito, puntando su temi che da sempre sono a cuore di tutti i suoi sostenitori. Bisogna tornare a dare spazio alle categorie meno privilegiate della società, con una particolare attenzione ai più bisognosi e fragili, garantendo un sostegno nelle singole attività della vita quotidiana, non trascurando i ceti produttivi che creano lavoro e crescita economica e sociale. Bisogna offrire un’alternativa a chi è in maggiore difficoltà, aiutando i giovani nella ricerca del lavoro, supportando gli anziani con interventi in grado di garantire una vita serena e dignitosa. Bisogna rimettere al centro dell’agenda politica il cittadino, assicurando i singoli diritti sia sociali che civili che sono alla base del rispetto delle differenze di ciascuno. 

Troppo spesso, infatti, per un gioco correntizio si sono persi di vista i valori fondamentali da portare avanti. La discussione politica interna si è più volte tradotta in un dibattito sterile, concentrato solo sugli assetti e organigrammi futuri. Una dinamica che ha favorito soltanto un dialogo tra “pochi e soliti” noti, che rischia di portare all’estinzione del partito. 

Per tutti questi motivi, sono fermamente convinto che sia arrivato il momento di sostenere chi si è impegnato, e si impegna, ogni giorno in prima persona per la crescita e lo sviluppo della comunità, alimentando il dialogo con il cittadino e le altre forze politiche. È necessario fare una netta distinzione tra chi vive il partito 365 giorni l’anno e chi preferisce muoversi su diverse posizioni con l’obiettivo finale di indebolire il Pd. Bisogna lasciare spazio a chi vuole lavorare per costruire insieme programmi coerenti e condivisi, abbandonando la logica di semplici somme di sigle di partito che hanno portato soltanto smarrimento e incomprensioni nel nostro elettorato, rigenerando così chiarezza e un senso di fiducia nelle istituzioni e nella politica. 

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