Angelo Zeppa

«Abbiamo una sola possibilità – afferma Angelo Zeppa – per salvare il PD nella Tuscia e risiede in un cambio radicale negli atteggiamenti, nei metodi e nei contenuti dell’agenda politica.

I mesi trascorsi sono stati drammatici, complice anche l’atteggiamento sbagliato di una classe dirigente che, vinto il congresso, ha pensato di poter gestire una comunità in modo autoritario e assolutistico. E il successivo atteggiamento lassista e attendista della classe dirigente regionale e nazionale, che di fronte ad una catastrofe è rimasta a guardare, per non rompere equilibri, per non scontentare nessuno.

Se non smobiliteremo le correnti, intese come falangi armate, non c’è futuro. Se non capiamo che in una forza politica serve mediazione e non prevaricazione ogni sforzo sarà inutile.

Arriva come un macigno la decisione della commissione di garanzia regionale, che apre una ferita profonda, l’ennesima, in una comunità già stremata. Oggi il PD aveva bisogno di un atto di questo genere? Non credo.

Alla necessità di ricucire una situazione, di ricostruire un clima di serenità, si è preferito rispondere con un atto forte e lacerante. Sia chiaro, io non ho condiviso le scelte sulla città di Viterbo, ma invece di ragionare sui motivi che hanno portato ad un gesto così pesante nel capoluogo si è preferita la mannaia, l’inquisizione, la caccia alle streghe.

Hanno voluto mettere un’etichetta a persone che nel PD militano da sempre, che hanno dedicato la loro vita per questo campo politico, piuttosto che affrontare il problema e risolverlo. È da irresponsabili.

Se a questo si aggiunge l’assoluta trasparenza del Commissario appena nominato lo sconforto é ancora più grande.

Serve un congresso, costitutivo, che non sia l’ennesima corsa alle tessere, sui temi, sui contenuti, e serve la responsabilità di tutti. Dobbiamo trasformare questo Partito in una forza progressista vicina ai bisogni degli ultimi, in cui convivano diverse sensibilità, senza volontà di sopraffazione reciproca.

A Viterbo abbiamo trascorso mesi, anni, a discutere sulle dinamiche interne. Abbiamo parlato più di correnti che di temi. Io voglio un PD che parli ai problemi della gente e lo faccia anche con un respiro provinciale. Abbiamo amministratori e dirigenti validi in tutti i paesi della provincia, partendo da Civita Castellana e arrivando a Montalto di Castro, disperdere questo patrimonio umano e politico sarebbe un delitto. Così non possiamo reggere ancora a lungo, anche i più affezionati si stancheranno.

Sarà complicato recuperare una situazione compromessa a tal punto, ma è chiaro che senza una forte discontinuità con il passato non c’è futuro. E non può essere chi ci ha portato in questo pantano, gestendo dal vertice le drammatiche vicende interne ed orientandole, a pontificare sul futuro. In questi mesi ho letto cose turche.

Stiamo vivendo un fase straordinaria a cui servono risposte straordinarie. Se pensiamo di applicare ricette del passato per risolverla, già sperimentate e fallite, andremo sempre più giù.

Serve un patto di responsabilità tra noi ed un gruppo di persone di buona volontà che rimetta in piedi l’attività e la credibilità del PD nella Tuscia. Questo è un momento storico in cui in tutte le parti d’Italia, Viterbo compresa, c’è bisogno di una sinistra forte e presente che combatta l’oscurantismo ed il conservatorismo promossi dalle forze di Governo e da alcuni settori della nostra società».

 

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