I Benetton sono stati accompagnati alla porta. Loro escono, lo Stato entra. Prima, tramite un incrocio di società e azionariati, controllavano con Atlantia s.p.a. la società Autostrade per l’Italia s.p.a. (ASPI), esercitando così di fatto il potere sulla rete autostradale italiana, infrastruttura strategica del nostro Paese e bene comune di tutti i cittadini, usandola come bancomat per i propri guadagni, a partire dai pedaggi, a fronte di manutenzione e servizi carenti.

Oggi invece i Benetton, grazie alla perseveranza del MoVimento 5 Stelle del nostro presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sono caduti dal trono di Autostrade Italiane per essere relegati ad una posizione marginale (circa il 10%, in base a quanto riportato dalla stampa) all’interno di Atlantia-ASPI.
In questo modo Aspi diventerà pubblica: con l’ingresso di Cassa depositi e prestiti al 51% si apre la strada all’ingresso dello Stato e alla progressiva uscita di Atlantia.

I Benetton non hanno fatto affari solo con le autostrade, ma, attraverso la società Aeroporti di Roma (AdR), anche con una fetta centrale della rete aeroportuale italiana: gli scali di Fiumicino e Ciampino, collegati alla Capitale, inseguendo in particolare per lungo tempo il progetto di raddoppio di Fiumicino su cui è invece arrivato lo stop del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, a causa del suo impatto devastante su ambiente e cittadini, oltre che della sua inutilità; linea confermata di recente anche dal Ministero dei Trasporti che ci ha assicurati che questo progetto non sarà realizzato.

Insomma, finalmente viene affermato il principio secondo cui lo Stato è più forte, ed è al di sopra, degli interessi privati e particolaristici di famiglie e potentati. Un principio prezioso, come già ho detto più volte che oggi viene affermato a proposito di autostrade ma che in generale tornerà ad esserci utile per la gestione di tutte le infrastrutture e gli asset strategici del nostro Paese, oltre che di Beni Comuni e servizi pubblici essenziali come ad esempio la sanità.

Dopo una lunga notte di trattative, ha visto la luce una nuova visione della gestione del patrimonio pubblico, una nuova visione dello Stato, indispensabile per rispettare concretamente la vera vocazione dei nostri territori.